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ArcelorMittal sospende la procedura di spegnimento degli impianti

La notizia è arrivata ieri sera, quando i sindacati sono stati ricevuti dal capo dello Stato Sergio Mattarella

Nella tarda serata di ieri sera, a ridosso dell’incontro tra i sindacati e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Giuseppe Romano, segretario generale Fiom Cgil Puglia e Taranto, ricevute le comunicazioni a Taranto da ArcelorMittal, ha informato che: «L’azienda ha appena convocato i coordinatori di fabbrica e ha comunicato che sospende la procedura di spegnimento impianti e riapre gli uffici commerciali, per la vendita del prodotto, in attesa della sentenza del Tribunale di Milano. L’Afo2 al momento resta attivo». La sospensione della procedura di spegnimento degli impianti «è un primo risultato importante ma adesso non c’è tempo da perdere – ha dichiarato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini -. Noi abbiamo chiesto al presidente del consiglio di convocare la proprietà e i sindacati perché ArcelorMittal deve revocare il provvedimento e il governo deve ripristinare tutte le condizioni legislative presenti all’atto dell’accordo». Da parte sua Mattarella ha espresso l’opinione che risolvere la crisi spetta al governo, e non al capo dello Stato.

L’udienza che riguarda il ricorso d’urgenza presentato dai commissari da Claudio Marangoni, il presidente della sezione specializzata in materia d’impresa del tribunale di Milano, è in calendario il prossimo 27 novembre, e ArcelorMittal, attraverso un comunicato stampa, ha accolto l’invito del Tribunale a partecipare alla discussione tra tutte le parti coinvolte. Nel ricorso dei commissari si legge che l’iniziativa di ArcelorMittal di sciogliere il contratto di affitto dell’ex Ilva “nulla c’entra con le giustificazioni avanzate che non pervengono neppure ad un livello di dignitosa sostenibilità: essa è invece semplicemente strumentale alla dolosa intenzione di forzare con violenza e minacce un riassetto” dell’obbligo contrattuale “precedentemente negoziato (…) che il gruppo (…) evidentemente non ritiene più rispondente ai propri interessi”. I comportamenti di ArcelorMittal per perseguire l‘”illegittimo intento” di sciogliere il contratto d’affitto dell’ex Ilva “sono stati programmati” per “recare il maggior possibile livello di devastante offensività”. La Procura di Milano indaga, inoltre, su eventuali illeciti tributari e su presunti reati pre-fallimentari, tenendo particolarmente conto del mancato pagamento dei creditori dell’indotto, nel fascicolo esplorativo aperto sull’addio di ArcelorMittal all’ex Ilva, ancora formalmente a carico di ignoti e senza ipotesi di reato. Tutto ciò in aggiunta a verifiche su presunte appropriazioni indebite di materiale relativo al magazzino di materie prime, su false comunicazioni societarie e al mercato.  

Sulla vicenda ex Ilva il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, smentendo l’ipotesi di un prestito ponte ventilata dai giornali, riguardo lo scudo penale assicura: «Se si definisce un accordo con Mittal nel quadro di questo accordo ci sarà anche la componente dello scudo penale. Io penso che debba essere fatto ma in un quadro complesso». Nel frattempo pare che il premier Conte abbia sentito Lakshimi Mittal, il magnate a capo di ArcelorMittal con cariche di ceo e presidente, per tentare ancora di raggiungere un accordo. L’incontro tra il presidente Conte e ArcelorMittal dovrebbe tenersi venerdì 22 novembre.

La vicenda ArcelorMittal vissuta dai cittadini di Taranto

Non si sentono ascoltati i cittadini di Taranto, offesi nella loro dignità per non veder salvaguardata, anche e soprattutto, la propria salute. E così, il comitato “Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”, che dal 2012 ha come obiettivi la tutela della salute e dell’ambiente, coniugata alla piena occupazione, ed è formato da operai ex Ilva, lavoratori, disoccupati, precari, studenti, professionisti, cittadini che pretendono di essere al centro di ogni decisione politica sul futuro di Taranto, e accusano la classe politica di essere stata complice del disastro ambientale e sociale che da 50 anni costringe la città di Taranto a dover svendere i diritti in cambio del salario, fa sentire la propria voce.

altoforno arcelormittal

Sulla pagina Facebook, qualche giorno fa, spiegava: L’altoforno è uno degli impianti della cosiddetta “area a caldo” di uno stabilimento siderurgico. L’altoforno produce ghisa, un prodotto derivante dalla fusione tra minerale ferroso e carbonio, mediante combustione generata dal carbon coke. Le operazioni di fermo di un altoforno sono molteplici e molto complesse. In caso di fermo per poche settimane la procedura prevede di NON abbassare la carica e togliere il vento (eliminare l’insufflaggio di area preriscladata) in modo che la carica si depositi, restando in parte accesa. A questo punto la carica viene spillata dai fori di colaggio e se il forno è destinato a ripartire solo una piccola quantità resta sul fondo del crogiolo senza creare problemi. Viceversa, se si tratta di fermata lunga, superiore alle 2/3 settimane, oltre alle operazioni già citate, c’è la necessità di svuotare la salamandra (ovvero la parte di ghisa che si deposita sul fondo dell’altoforno). Per farlo viene praticato un foro nel forno stesso, al di sotto delle tubiere, che permette lo spillaggio della ghisa, in modo da eliminare ogni tipo di residuo. Non procedere a questo tipo di operazione in caso di lunga fermata, causerebbe l’indurimento della salamandra nel crogiolo, richiedendo prima della ripartenza l’utilizzo di cariche esplosive per romperla. Tale operazione rischierebbe di danneggiare irreversibilmente i blocchi di carbonio che costituiscono il crogiolo stesso, con conseguenze che almeno qualcuno può immaginare. Allo stato attuale il cronoprogramma presentato da ArcelorMittal lascia intuire che i forni saranno fermati in modo da essere pronti a ripartire in qualsiasi momento. Al momento tutto è possibile e non va esclusa nessuna ipotesi, neanche che sia l’ennesimo bluff perpetrato sulla pelle di lavoratori e cittadini per ottenere vantaggi ancora maggiori. Noi restiamo vigili come sempre, permettendoci una riflessione a posteriori: tutte le ipotesi favolistiche di mesi necessari per uno spegnimento degli altiforni (leggi afo2 soprattutto) – che consentisse la debita manutenzione negli anni – facevano davvero parte della mancata volontà di tenere in sicurezza gli impianti! Volontà comune a tutte le gestioni che si sono avvicendate finora.

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