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Aveva stipati 208 volatili protetti, denunciato l’uomo

ANCONA. Il traffico di animali protetti di ogni genere è un’altra fonte di guadagno per clan e organizzazioni senza scrupoli. Poco importa la specie, cani, volatili, rettili e poco importa se alcuni muoiono durante il trasporto per le condizioni terribili in cui sono costretti. Gattie anguste, sacchi, vani di auto e camion, scatole. Ma questa volta a rovinare progetti e guadagni ci hanno messo lo zampino, è il caso di dirlo, le Fiamme Gialle.

Infatti, la Guardia di Finanza di Ancona, in collaborazione con la locale Agenzia delle Dogane, ha rinvenuto e sequestrato nel porto di Ancona 208 volatili, per lo più appartenenti a specie esotiche protette, la cui commercializzazione avrebbe consentito un illecito provento di circa 20 mila euro. L’operazione è scaturita da un controllo eseguito su un cittadino italiano sbarcato con la propria auto da una motonave proveniente dalla Grecia.

208 volatili protetti

Nel mezzo erano stipati, in gabbie anguste di legno non idonee al trasporto,uccelli di varie specie, alcune protette dalla Convenzione di Berna, in condizioni di salute precarie. Il conducente ha esibito un certificato non valido per la legislazione italiana,rilasciato da un veterinario greco. L’uomo è stato denunciato per maltrattamento di animali aggravato dal decesso di alcuni di essi, e per detenzione di volatili tutelati da convenzioni internazionali. Previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria,i volatili sono stati rimessi in libertà nel loro ambiente naturale. Questi animali subiscono violenze dal momento della cattura.

Ai maschi, in parte catturati in maniera illecita e in parte importati di contrabbando dall’Europa dell’Est, vengono applicati gli anellini illegali. Negli allevamenti questi cerchietti numerati inamovibili, per cui viene trovato il modo di falsificare, vanno inseriti nelle zampette entro pochi giorni dalla nascita. Per infilarli agli esemplari adulti viene usata vaselina e vari tipi di pinze di precisione, spesso spezzando le zampette. “Sono solo i maschi che cantano e i cacciatori li usano come richiamo per le loro battute, a certe condizioni si tratta di una pratica legale, ma molti li vendono anche a bracconieri per essere utilizzati nelle trappole illegali“, denunciano da un’associazione animalista.

Norbert Ciuccariello

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