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Banca Mondiale: imprese italiane le più tassate al mondo

Secondo il rapporto "Paying Taxes 2020" il carico fiscale nel Belpaese è del 59,1%

Che la pressione fiscale in Italia fosse tra le più alte d’Europa è un fatto risaputo, ma che lo fosse a livello mondiale è un dato che in pochi conoscevano e che soprattutto nessuno si augurava. Da oggi possiamo tranquillamente affermare che le imprese italiane sono tra le più tassate al mondo. Ad affermarlo è il rapporto “Paying Taxes 2020” di Banca Mondiale e PwC che ha calcolato il carico fiscale complessivo sulle imprese (il Total Tax & Contribution Rate): per l’Italia è pari al 59,1% dei profitti commerciali (+6% rispetto alla classifica precedente) a fronte di un ‘peso’ globale del 40,5% ed europeo del 38,9%.

Nella classifica stilata dal rapporto su 190 Paesi presi in esame l’Italia figura al 128° posto, in netta discesa rispetto al 116° del 2017. Svetta in prima posizione il Bahrein, premiato dall’effetto congiunto creato dalla grande facilita’ nel pagare le tasse e da un’incidenza del fisco pari solo al 13,8%, vale a dire meno di un quarto di quello che siamo costretti a pagare in Italia. Sul podio seguono in ordine Hong Kong e il Qatar. Prima delle nazioni europee è l’Irlanda, non a caso scelta da colossi industriali come Facebook, Apple e Google. Davanti al Belpaese ci sono Paesi come Mauritius (5°), Kuwait (6°), Singapore (7°), Nuova Zelanda (9°), Lussemburgo (23°), San Marino (47°) e Monzambico (127°) solo per citarne alcuni.

Il report evidenzia come l’aumento rispetto allo scorso anno sia riconducibile allo stop degli sgravi contributivi introdotti nel 2016, ovvero il contributo di previdenza sociale per i dipendenti neoassunti, quale misura temporanea non successivamente stabilizzata in conseguenza del mutamento della politica economica del paese.

imprese italiane più tassate

L’unica nota positiva arriva dallo sviluppo digitale, difatti l’Italia è collocata al Livello III, il più alto se si escludono le iniziative sperimentali avviate in diversi Paesi che utilizzano tecnologie blockchain, in gran parte grazie al contributo di alcune soluzioni tecnologiche adottate dal contribuente e dall’Amministrazione finanziaria, a seguito dell’introduzione della fatturazione elettronica e del sistema di interscambio (SDI).

Un altro dato negativo emerso dallo studio è quello inerente i rimborsi Iva: in Italia le imprese impiegano in media 42 ore per la richiesta di rimborso Iva, incluso il tempo speso per rispondere alle richieste ricevute nel corso delle verifiche fiscali dell’amministrazione finanziaria (18,2 ore la media mondiale; 7 ore la media a livello europeo). Mentre il tempo il tempo di attesa del rimborso è di 62,6 settimane e copre un periodo di sei mesi che intercorre tra l’acquisto del bene e la presentazione della dichiarazione Iva annuale. Numeri che raffrontati con quelli europei in cui il tempo stimato è di 16,4 settimane, e quelli globali di 27,3 settimane, fanno piombare nello sconforto un intero popolo.

Nonostante il triste primato gli italiani avranno di che consolarsi: basti pensare che in Brasile sono necessarie circa 1.500 ore per sistemare i rapporti con la locale agenzia delle entrate. Come si suol dire in questi casi “Mal comune mezzo gaudio“!

Carlo Saccomando

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