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Beirut, almeno 137 vittime e 5mila feriti. Si indaga su un commando di 4 uomini

Sono oltre 300mila le persone rimaste senza casa e i danni materiali ammonterebbero a oltre tre miliardi di dollari. L'esplosione ha causato ingenti danni in circa metà del territorio cittadino.

Continua ad aggravarsi il bilancio delle persone rimaste coinvolte a seguito delle devastanti esplosioni provocate dalle 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio avvenute martedì scorso al porto di Beirut: il bilancio aggiornato parla di almeno 137 morti e 5.000 feriti. Lo rende noto il ministero libanese della Sanità. Come se non bastasse il governatore della città ha annunciato che secondo una prima stima sarebbero oltre 300mila le persone rimaste senza casa e i danni materiali ammonterebbero a oltre tre miliardi di dollari, a causa dello scoppio che ha causato ingenti danni in circa il 50% del territorio della capitale.

Oltre 300 mila persone sono rimaste senza casa, ha detto il governatore della città precisando che, secondo una prima stima, i danni materiali ammontano a oltre tre miliardi di dollari. Lo scoppio ha causato gravi danni in circa la metà del territorio cittadino.

In queste ore si fa largo tra i principali media libanesi ed internazionali una ricostruzione sconcertante, anche se tutta da verificare : secondo fonti di intelligence dietro la strage ci sarebbe un commando formato da quattro uomini che si sarebbero intrufolati di nascosto nel deposito portuale per appiccare un incendio. L’intento principale dell’orrenda azione sarebbe stato quello di farne ricadere la responsabilità su Israele, in maniera tale da denunciare pubblicamente l’aggressione israeliana a pochi giorni dal verdetto dell’Onu su quattro membri di Hezbollah coinvolti nell’omicidio di Rafiq Hariri.

beirut vittime

Sempre secondo le stesse fonti, il commando non sarebbe stato a conoscenza dell’ingente quantitativo di nitrato di ammonio stoccato nel magazzino, e nemmeno che lo stesso contenesse munizioni, missili e razzi. L’ipotesi è che l’incendio doloso abbia innescato un terribile effetto a catena provocando una potentissima detonazione. Inoltre il fumo rosso visibile dopo l’esplosione potrebbe essere dovuto al litio contenuto nei missili che erano stipati nel magazzino.

Nonostante le prime frammentarie ricostruzioni dei fatti e le numerose indiscrezioni in molti continuano a non escludere del tutto la pista dell’attentato, in particolar modo per scelta del luogo e della tempistica che non sembrerebbe così casuale. Israele ed Hezbollah, gruppo musulmano sciita appoggiato dall’Iran, nelle ore immediatamente successive ai drammatici eventi si sono dichiarati estranei ai fatti. 

In via precauzionale ieri il governo libanese, in attesa delle indagini sull’esplosione, ha disposto gli arresti domiciliari per tutti gli ufficiali dell’autorità portuale di Beirut. La decisione è stata presa durante una riunione d’emergenza del governo, che ha anche dichiarato lo stato di emergenza per due settimane e ha dato pieni poteri all’esercito.

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Intanto da tutto tutte le parti del mondo si susseguono le disponibilità ad inviare aiuti concreti in Libano e gli attestati di cordoglio. Il commissario alla gestione delle crisi, Janez Lenarcic, ha annunciato che l’Ue “ha attivato il meccanismo di protezione civile in seguito alla richiesta delle autorità libanesi, e coordinerà l’invio urgente di 100 pompieri altamente qualificati, con veicoli, cani ed attrezzature specializzati nella ricerca e salvataggio in zone urbane. Lavoreranno con le autorità libanesi per salvare vite.”

Oggi il presidente Emmanuel Macron sarà in Libano per incontrare esponenti politici a cui ribadirà la massima disponibilità e sostegno da parte della Francia. L’arrivo del capo di Stato francese è previsto per le 11 circa (mezzogiorno in Libano) a Beirut dove sarà accolto dal presidente libanese Michel Aoun. L’inquilino dell’Eliseo si recherà successivamente al porto, luogo delle deflagrazioni. 

Dal fronte degli Stati Uniti fa marcia indietro Donald Trump che ha affermato: “Nessuno sa la causa delle esplosioni di Beirut“, aggiungendo che l’amministrazione Usa lavorerà al fianco delle autorità libanesi. In precedenza il tycoon aveva parlato di “terribile attentato“, ma il Pentagono aveva immediatamente smentito il presidente Usa spiegando che allo stato attuale non ci sono indicazioni certe in grado di stabilire che si sia trattato di un attacco terroristico.

Mentre per quanto riguarda il sostegno italiano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al presidente libanese Michel Aoun, un accorato messaggio: “Ci stringiamo con affetto all’amico popolo Libanese. Il nostro pensiero va alle numerosissime vittime della tragedia e alle loro famiglie, mentre con viva speranza auguriamo ai feriti una pronta e completa guarigione“. Anche il Papa nel corso dell’udienza generale ha manifestato la propria vicinanza, e quella di tutto il mondo cattolico, al popolo libanese: “Preghiamo per le vittime e per i loro familiari, e preghiamo per il Libano, perché con l’impegno di tutte le sue componenti sociali politiche e religiose possa affrontare questo momento così tragico e doloroso, e con l’aiuto della comunità internazionale superare la grave crisi che sta attraversando“.

Carlo Saccomando

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