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Cannes, una Cina mai vista: arrivano film su gang e malavita

CANNES. Se un grande festival è anche un osservatorio su ciò che cambia nel mondo a livello di tendenze artistiche ma anche di flussi economici e modi di vita, nonché un’anteprima di ciò che potrà accadere, allora non c’è dubbio che con cinque film nelle varie sezioni, la Cina è un paese sotto la lente d’ingrandimento.

Tra i film, nel “Lago delle oche selvatiche” di Diao Yinan (concorso) il protagonista è addirittura un capo gang in cerca di redenzione mentre la donna del suo cuore è una prostituta. In “L’estate di Changsha” (Un certain regard), invece, l’esordiente Zu Feng segue invece il poliziotto Bin che, nel corso di un’inchiesta, si imbatte in una misteriosa dottoressa il cui passato rischia di sconvolgergli la vita. Ovviamente entrambi i racconti hanno un passo diverso dal poliziesco tipico dell’Occidente e in qualche misura appaiono pretesti per narrare storie d’amore con un punto di vista diverso e meno rassicurante.

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