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Caritas: 450 mila richieste durante il lockdown, 34% da “nuovi poveri”

Oltre il 95,9% delle Caritas ha segnalato, nel mese di giugno, un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito.

Ad un giorno dal 49esimo anniversario dalla sua fondazione, era il 2 luglio 1971, la Caritas ha pubblicato un report che mostra come l’organismo pastorale della CEI abbia assistito nei mesi più difficili della pandemia, da marzo a maggio, quasi 450 mila persone, di cui il 61,6% italiane. Di queste il 34% sono considerati “nuovi poveri”, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas.

Il documento evidenzia come 92 mila famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3 mila famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, infine 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno.

Inoltre la Caritas ha segnalato il risultato di un’indagine, condotta dal 3 al 23 giugno, che ha approfondito vari ambiti: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri d’ascolto e nei servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative delle Caritas alla luce di quanto sta accadendo; qual è l’impatto del Covid19 sulla creazione di nuove categorie di poveri; qual è l’impatto dell’attuale emergenza su volontari e operatori.

caritas 450 mila richieste

Il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio, ovvero 169 Caritas diocesane pari al 77,5% del totale, ha segnalato un aumento dei problemi legati alla , mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas.

Altre questioni evidenziate, incrementate a causa delle conseguenze dell’emergenza sanitaria, sono legate a problemi burocratici o amministrativi, difficoltà delle persone in situazione di disabilità, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell’usura e dell’indebitamento, violenza e maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare mantenere un contatto con parenti in carcere e diffusione del gioco d’azzardo.

Carlo Saccomando

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