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Caso Fontana, trovati i 25mila camici mai consegnati a Regione Lombardia

La Gdf ha individuato e sequestrato il lotto mancante della fornitura da 75mila pezzi che sarebbe dovuta essere recapitata ad Aria, centrale d'acquisto della Regione Lombardia. I pm ipotizzano che il Dini, il cognato di Fontana, volesse rivendere i camici a 9 euro l'uno.

La Guardia di Finanzia ha individuato e sequestrato i 25mila camici mai consegnati ad Aria, centrale d’acquisto della Regione Lombardia, da parte società Dama Spa, di cui è amministratore delegato Andrea Dini, cognato del governatore Attilio Fontana, oggi più che mai al centro del ciclone mediatico. Il materiale sequestrato è ora custodito come corpo del reato in un magazzino nella disponibilità dell’autorità giudiziaria

La partita avrebbe dovuto fare parte della fornitura di 75 mila pezzi prevista inizialmente. Ma più che la mancata consegna dell’ultimo terzo del lotto concordato ciò che ha scatenato la bufera su Dama Spa e sul governatore Fontana è stata la trasformazione in corso d’opera della commessa dal valore di 500 mila euro, ottenuta il 16 aprile scorso senza bando di gara, in una donazione da parte di Dini, che aveva inviato una email per comunicarlo ad aria il 20 maggio. Gli inquirenti presumono possa essere stata una mossa per allontanare l’ipotesi di un possibile conflitto di interessi tra i due cognati.

25mila camici Fontana

Il Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, che è stato fino all’una di notte nella sede della ditta, oltre i camici, ha sequestrato la documentazione contabile, la corrispondenza e le comunicazioni tra Dini e gli uffici di Aria spa, la centrale acquisiti regionale e la Regione stessa.

I pm della Procura di Milano hanno scoperto che il giorno precedente al famoso invio dell’email da parte della società varesina il governatore Fontana avrebbe cercato di effettuare un bonifico al cognato da 250mila euro, come titolo di parziale compensazione dello sforzo fatto per produrre materiale sanitario. L’invio di denaro però è stato bloccato da “Unione fiduciaria“, società che gestisce per conto di Fontana un conto corrente in Svizzera sul quale sono stati depositati i fondi che il governatore ha “scudato” nel 2015: dopo la morte madre Maria Giovanna Brunella, 92enne, a titolo di erede l’allora sindaco di Varese “scudò” 5,3 milioni euro, detenuti in Svizzera da due trust creati alle Bahamas nel 2005.

Inoltre gli inquirenti hanno scoperto che Dama Spa aveva in seguito cercato di piazzare i 25mila camici rimasti in prima battuta ad Aria, al prezzo di 9 euro l’uno, contro i 6 offerti dalla centrale acquisti del Pirellone, e poi allo stesso prezzo a una casa di cura nel Varesotto. Affari che non sono andati a buon fine e che hanno dato vita ad un’inchiesta che vede indagati Dini, Fontana e il direttore generale dimissionario di Aria, Filippo Bongiovanni.

Completati gli accertamenti di rito per avere la certezza definitiva che si tratti realmente della partita mai consegnata e che Dini aveva tentato, senza riuscirci, di rivendere, la Procura è pronta a dare il nulla osta per il dissequestro dei camici e la successiva donazione vista ancora la grande necessità, in seguito all’emergenza Coronavirus, da parte di strutture ospedaliere ed altri enti pubblici sanitari.

Carlo Saccomando

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