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Conte e l’utilizzo del mezzo pubblico di informazione, a reti unificate, per fini personali

Il premier: "Questo governo non lavora con il favore delle tenebre". Salvini e Meloni in coro: "Nel 2012 al governo c'era Monti, non noi".

Si può affermare senza ombra di dubbio che l’utilizzo dei mezzi di informazione pubblica per fini personali sia una pratica da condannare, sopratutto in uno stato democratico come l’Italia. Sorprende sopratutto che a commettere un atto ignobile di questa portata sia stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in occasione della conferenza stampa a reti unificate da Palazzo Chigi, nella quale l’argomento principale della discussione sarebbero dovute essere le disposizioni del nuovo dpcm e l’analisi delle proposte di sostegno all’economia italiana ed europea da parte dell’Eurogruppo.

In questo caso non si tratta semplicemente di una querelle tra partiti, nello specifico tra maggioranza e opposizione, ma sembra che in questo momento così delicato per l’Italia l’ago della bilancia delle priorità si sia spostato da “troviamo le soluzioni più adatte per far ripartire al più presto il Paese” a “se ci ritroviamo ad essere considerati lo zerbino dell’Unione europea la colpa non è mia, è sempre gli altri“.

Sì perché se tentiamo di analizzare nel profondo la seconda affermazione, che si tratti di destra, sinistra, pentastellati, gruppo misto, centristi, Südtiroler Volkspartei, sardine, pesci cane e potremmo citarne molti altri, ogni partito, ogni movimento, ogni gruppo di protesta finisce sempre per prestare maggior attenzioni a combattere il nemico politico, ad imputargli gli errori del passato, piuttosto che concentrarsi sui bisogni prioritari della Nazione e sul bene comune.

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Enrico Mentana (Twitter)

Conte è finito per essere risucchiato nel vortice del risentimento e dell’astio, come del resto lo stesso discorso vale molti altri colleghi politici di ieri e di oggi. Non è un particolare da sottovalutare che un giornalista come Enrico Mentana al termine della conferenza stampa ‘contiana’ si sia affrettato ad affermare in diretta sul TgLa7 : “Ci sono molte polemiche, anche dalle file della maggioranza: si rimprovera il presidente del Consiglio per l’uso personalistico nell’attacco alle due figure dell’opposizione a reti unificate. È una materia molto dura, avremmo francamente evitato. Se l’avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte di conferenza stampa.”

È un peccato perché la maggior parte degli italiani, in trepidante attesa, si era appostata davanti agli schermi di televisori, pc, smartphone e tablet, neanche si trattasse di una partita della Nazionale di calcio italiana, per avere conferma del prolungamento della data del lockdown (fino al 3 maggio) e per ricevere rassicurazioni sulla ripresa economica e sociale del Belpaese. In un battito di ciglia siamo passati dal motto “Uniti e coesi ce la possiamo fare” al “Non è colpa mia, è tutta colpa sua“. Sembra quasi di essere tornati ai litigi delle scuole elementari.

Il premier aveva cominciato la conferenza stampa alla grande con l’auspicio che dopo la fatidica data del 3 maggio possa esserci una ripresa “graduale e con cautela“, una ripartenza che dipenderà in gran parte “dagli sforzi” degli italiani, che dovranno continuare a rimanere a casa anche a Pasqua. “Il lavoro per la fase 2 è già partito, non possiamo aspettare che il virus sparisca dal nostro territorio. Servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro“, aggiunge poi il premier.

Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri (Twitter)

Dopo le delucidazioni e le rassicurazioni sull’Italia, il presidente del Consiglio si dedica alle proposte messe in campo dall’Eurogruppo e alla possibilità di attivazione del Mes. Conte afferma di voler lottare con le unghie e con i denti per convincere tutti che l’emissione degli Eurobond sia la soluzione migliore: “La risposta comune (dell’Ue) o è ambiziosa o non è, non abbiamo alternative.”

A seguito delle spiegazioni arriva la stoccata ai più acerrimi rivali politici, Salvini e Meloni, accusati di dire “falsità e menzogne” che indeboliscono il Paese “nella trattativa con l’Ue“, e ai quali si rivolge senza giri di parole: “Il Mes esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza“.

Immediate le repliche del leader leghista che ha sottolineato come l’unico gruppo totalmente contrario all’approvazione del Mes, nel 2012 durante il governo guidato da Mario Monti, sia al Senato che alla Camera, sia stata proprio la Lega. Inoltre Salvini si appella al Quirinale accusando il governo, definito “arrogante, presuntuoso e bugiardo“, di non voler collaborare e il premier Conte di aver fatto un “comizio da regime, da Unione sovietica“, senza avere affrontato problemi reali attuali come “tamponi, mascherine, lavoro, cassa integrazione, mutui, riapertura, affitti, bollette.”

Non le ha mandate a dire nemmeno Giorgia Meloni per la quale l’atteggiamento del premier Conte è stato definito “da bullo”, in quanto utilizzare la televisione di Stato per “parlare male dell’opposizione“, senza possibilità di replica e senza contraddittorio da parte dei diretti interessati, rappresenta un atteggiamento alla stregua di dittature come la Corea del Nord.

Proprio su questo argomento i capigruppo in Vigilanza dei partiti di centrodestra, Daniela Santanchè (FdI), Giorgio Mule’ (FI), e Paolo Tiramani (Lega) hanno chiesto attraverso una lettera inviata al presidente Alberto Barachini, che venga “convocata la Commissione di Vigilanza oggi stesso per discutere delle gravi dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte“.

Carlo Saccomando


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