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Coronavirus e la fase 2, gli esperti: “Rischioso allentare misure nelle prossime settimane”

Il dibattito sulla Fase 2 è tutto’ora in corso, nella prossima agenda di governo certamente saranno al vaglio le decisioni in merito alla riapertura delle attività economiche del Paese: si dovranno stabilire una possibile data d’avvio, le modalità con cui avverrà e la tempistica.

Secondo il fisico Alessandro Vespignani, direttore del Network Science Institute della Northeastern University di Boston, la durata del processo avrà tempi lunghi, che durerà i prossimi 6-8 mesi: “La seconda fase continuerà a lungo non possiamo immaginare una guerra vinta perché avremo altre battaglie e non dobbiamo pensare di poter tornare alla normalità piena in luglio o agosto“. Secondo l’esperto potrebbero volerci settimane prima di allentare le misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19 in Italia: “Ora in Italia siamo in una fase di trend positivo, – ha aggiunto – ma nelle prossime settimane non correrei a rilasciare misure perché ci sono ancora molti casi. Si dovranno fornire gli strumenti per uscire dall’emergenza nel modo più sicuro: non vogliamo tornare in una fase di pre-ondata“.

Mentre per l’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano, a prescindere dalla durata, non si può programmare la fase 2 senza colmare l’attuale “carenza dispositivi diagnostici“, ovvero di test. “Dobbiamo interrogarci – ha detto durante il dibattito organizzato dalla pagina Facebook ‘Coronavirus – Dati e analisi scientifiche’  – sul perché l’Italia non abbia messo in piedi linee di diagnostica per passare alla fase 2 oggi prematura, ma da programmare altrimenti si rischia di spalmare la ripresa in un tempo infinito o anticipata, con il rischio di nuovi focolai“.

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Francesco Boccia (Twitter)

Interpellato sull’argomento anche il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha chiarito, in un’intervista radiofonica, che la data ipotizzata del 4 maggio non è da considerarsi sicura per la partenza della Fase 2. “Non c’è una data. E’ una valutazione che dovrà fare il Consiglio dei ministri e concordare attraverso la cabina di regia, che è una proposta del Pd. La Fase due è da costruire insieme fra maggioranza, opposizione, Regioni, scienziati e parti sociali. E’ l’interruttore generale che si riaccende, bisogna ripartire gradualmente anche in base al fattore di rischio dei singoli settori produttivi. Il grado di rischio determinerà i tempi“.

Proprio in riferimento al tema della riapertura la Confindustria di Lombardia Emilia Romagna, Piemonte e Veneto hanno sottoscritto un agenda per la riapertura delle imprese e la difesa dei luoghi di lavoro e fronteggiare l’emergenza coronavirus. Se le quattro principali regioni del Nord che rappresentano il 45% del Pil italiano non riusciranno a ripartire nel “breve periodo il Paese rischia di spegnere definitivamente il proprio motore e ogni giorno che passa rappresenta un rischio in più di non riuscire più a rimetterlo in marcia

Dello stesso avviso Carlo Robiglio, presidente della Piccola Industria, (il 98% delle aziende in Confindustria), secondo cui a piccola e media impresa italiana in questa situazione di blocco della produzione non può resistere a lungo. Gli imprenditori oltre ad avere “consapevolezza del rischio di non poter riavviare l’impresa” si stanno rendendo conto che più sarà lunga l’inattività e maggiore sarà il rischio “di non poter garantire i posti di lavoro in futuro.”

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