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Coronavirus, porti italiani considerati ‘non sicuri’ per sbarchi di navi Ong

L’Italia chiude i porti alle navi delle Ong a causa dell’emergenza Coronavirus. È quanto prevede un decreto firmato dai ministri delle Infrastrutture, Paola De Micheli, degli Esteri, Luigi Di Maio, dell’Interno Luciana Lamorgese e della Salute, Roberto Speranza.

Secondo quanto stabilito nel decreto per tutto il periodo di durata dell’emergenza sanitaria nazionale, derivante dalla diffusione del virus Covid-19, “i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e la definizione di Place of Safety (“luogo sicuro”), in virtù di quanto previsto dalla Convenzione di Amburgo sulla ricerca e il salvataggio marittimo”.

Una decisione che si scontra con la richiesta di soccorso da parte della nave Alan Kurdi “Sea Eye“, avvenuta in queste ore, attualmente a largo di Lampedusa con a bordo 150 migranti e in attesa dell’assegnazione di un porto di sbarco. Il Mit ha precisato che già assunto decisioni analoghe per le navi da crociera e le navi passeggeri battenti bandiera straniera e che non si tratta di un decreto ad hoc per le Ong.

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La notizia è stata accolta favorevolmente dal sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, che aveva espresso il proprio diniego allo sbarco della Alan Kurdi: “ Nonostante siamo una città di accoglienza e lo abbiamo dimostrato a più riprese in passato ma stavolta uno sbarco in questo momento di emergenza sanitaria non possiamo accettarlo perché la salute della mia comunità viene al primo posto” .

Mentre l’Unhcr ha invitato il governo italiano a “garantire le richieste di asilo” per i migranti che fuggono dalle guerre: “Qualsiasi restrizione – spiega Carlotta Sami, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati per il sud Europa – deve comunque assicurare che le persone che fuggono da guerre abbiano accesso alla possibilità di fare richiesta di domanda di asilo. Le misure sanitarie sono comprensibili ma non possono avere conseguenze gravi sulle persone che fuggono dalle guerre.

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