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Covid-19, effetti disastrosi sul mercato dell’auto in Europa

“Effetto devastante dell’emergenza coronavirus sul mercato dell’auto europeo”. Lo sottolinea il Centro Studi Promotor che parla di “disastroso risultato interamente dovuto all’emergenza coronavirus, in un mercato che già nei primi due mesi dell’anno era fiacco, ma aveva contenuto le perdite nel 7,2%”. Il risultato peggiore si è registrato in Italia, primo paese a dichiarare l’emergenza (-85,4%). Non molto meglio hanno fatto Francia e Spagna, dove il calo è stato del 72,2% e del 69,3%. Pesante, ma più contenuto, l’impatto sulla Germania (-37,7%) e sul Regno Unito (-44,4%). Anche se previsto, il crollo delle immatricolazioni – sottolinea Promotor – è un vero shock per il mercato.

Facile prevedere che fino a quando non verranno allentate le misure di protezione contro il coronavirus, i dati possono soltanto peggiorare rispetto al devastante risultato di marzo. Nei paesi colpiti le associazioni rappresentative degli operatori del settore dell’auto avanzano precise richieste ai Governi per rilanciare il settore e, con esso, l’economia. Le misure necessarie sono due: un forte sostegno finanziario alla filiera e in particolare ai concessionari, l’adozione di significativi incentivi per sostenere la domanda. Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, in Italia sono necessari incentivi alla rottamazione di vetture di oltre 10 anni da sostituire con auto nuove Euro 6 o con vetture a emissioni zero o molto contenute. Il modello sono i primi incentivi alla rottamazione che nel 1997 consentirono al mercato un incremento del 38,8%, un maggior gettito Iva che coprì il costo degli incentivi In Italia con un avanzo per l’erario di 1.400 miliardi di lire e un aumento del Pil, certificato da Banca d’Italia, dello 0,4%. Il gruppo Fca ha immatricolato a marzo nei mercati dell’Unione Europea, dell’Efta e nel Regno Unito 27.326 auto, il 74,4% in meno dello stesso mese del 2019. La quota è pari al 3,2%. Nel trimestre il gruppo ha venduto 170.327 vetture, con un calo del 34,5% sull’analogo periodo dell’anno scorso e una quota è scesa dal 6,3% al 5,6%.

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