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Covid, preoccupa il nodo dei trasporti pubblici. Governo e Regioni al lavoro per trovare soluzioni condivise

All’indomani del varo del nuovo Dpcm le Regioni sollevano preoccupazioni per la gestione del trasporto pubblico, che deve riuscire a conciliare salute pubblica ed efficienza del servizio. Oggi è prevista una riunione preliminare al ministero dei Trasporti, poi la Conferenza delle Regioni farà le sue valutazioni.

Le Regioni chiedono sussidi per 300 milioni di euro in modo tale da aumentare il numero delle vetture disponibile ed ovviare alla possibilità che la capienza massima sui mezzi possa scendere dall’attuale 80% ad un eventuale 50%, ipotesi caldeggiata da alcuni esperti del Comitato tecnico scientifico. A tal proposito le associazioni di categoria ipotizzano che un’ulteriore abbassamento della soglia massima di capienza lascerebbe a piedi circa 275mila passeggeri al giorno in tutto il Paese.

trasporti pubblici

Il Cts, nell’ultima riunione con il ministro Speranza, ha ribadito “l’assoluta necessità” dei controlli su bus e metro rilanciando una serie di proposte fatte già a maggio, come lo scaglionamento degli ingressi e l’apertura delle Ztl, misure che questa volta forse verranno prese in considerazione. Lo stesso ministro della Salute ha sottolineato che a differenza della prima ondata, “ora il contagio è in tutto il Paese” e richiede soluzioni condivise con le Regioni.

Il governo starebbe pensando intervenire immediatamente sul nodo trasporti, quindi prima della scadenza del Dpcm fissata al 13 novembre, in modo tale da adottare nuovi provvedimenti per alleggerire la pressione sui mezzi pubblici. Le principali misure al vaglio dell’esecutivo riguarderebbero i controlli su bus e metropolitaneorari di ingresso e uscita scaglionati per uffici e scuole superiori, apertura delle Ztl, ulteriore potenziamento dello smart working.

Norbert Ciuccariello

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