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Crisi di governo, Conte incassa la fiducia anche al Senato grazie a 156 voti

Ieri sera, al termine di una giornata decisamente movimentata per la politica italiana, la nave del governo Conte bis, capitanata dal prode ‘avvocato degli italiani’, è riuscita a superare la tempesta scatenata dopo l’addio alla maggioranza di Matteo Renzi e di Italia Viva e a trovare un porto sicuro nel quale attraccare. La burrasca metaforica è stata brillantemente (per modo di dire) superata grazie alla fiducia incassata prima alla Camera e proprio ieri al Senato con 156 voti a favore, 140 contrari e 16 astenuti.

Il paragone tra la crisi di governo e una nave in balia del mare in burrasca viene molto facile dopo le dure parole che Giorgia Meloni aveva rivolto al premier durante il suo intervento alla Camera prima del voto di fiducia di lunedì. La leader di Fratelli d’Italia aveva lanciato un forte monito al presidente del Consiglio affermando che il Paese, in questo particolare momento, non può permettersi “un governo ancora più debole di quello che ha già” e soprattutto non può permettersi politiciimprovvisati e ricattatori“. Secondo la Meloni l’Italia ha bisogno di “visione, forza, coraggio” e ritornando alla metafora col mare di “qualcuno che abbia la capacità di indicare la rotta, che quei sacrifici ci porteranno in un porto sicuro“.

Oggi rivedendo con oggettività quanto accaduto in questi giorni tra Camera e Senato sembra spontaneo affermare che l’attuale maggioranza, tra appelli ai responsabili, definiti anche costruttori o voltagabbana dell’ultimo minuto, e manovre sottobanco sia riuscita nell’intento di rimanere in piedi, ma più che ottenere l’approdo in un porto sicuro questa fiducia é un salvataggio in extremis prima che la nave affondi definitivamente.

Dopo la fiducia incassata in Senato il primo post che Giuseppe Conte lancia sui social non lascia spazio ad equivoci “Ora l’obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza“, messaggio dal quale è facile intuire che il governo sia quasi arrivato all’ultima spiaggia. “Subito al lavoro per superare l’emergenza sanitaria e la crisi economica – prosegue il premier che poi elenca la lista delle riforme più urgenti da fare Priorità al piano vaccini, Recovery Plan e dl ristori.”.

Fonti di governo hanno riferito che quasi sicuramente questa mattina il presidente del Consiglio salirà al Colle per riferire al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le sue valutazioni dopo la due giorni di maratona parlamentare.

Matteo Renzi, ospite al programma tv ‘Porta a Porta‘, condotto da Bruno Vespa ha commentato in maniera molto colorita il risultato delle consultazioni al Senato: “Dovevano asfaltarci, non hanno maggioranza. Non sarà game over per il governo ma se continuano così è game over per il Paese”.

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Il premier Giuseppe Conte (Twitter)

Fiducia al Senato: il caso Ciampolillo e la richiesta del Var

Tra le curiosità che hanno destato maggiore dibattito e interesse mediatico durante il voto al Senato c’è il caso che riguarda il senatore Alfonso Ciampolillo, ex M5S e attualmente al gruppo Misto, che in un primo momento era stato escluso dalla votazione a causa di un ritardo. Addirittura l’ex amministratore delegato del Milan e attuale Ad del Monza Calcio, senatore nelle fila di Forza Italia, Adriano Galliani, aveva richiesto a chiari segni l’utilizzo della VAR, come si usa fare nel calcio. La prova televisiva è poi stata effettivamente utilizzata (strano ma vero) dalla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che in un primo momento aveva annunciato di non poter far votare Ciampolillo in quanto era già stata chiusa la seconda chiamata.

Dopo l’esame delle immagini, Casellati ha decretato la riammissione al voto per la fiducia del senatori Ciampolillo e del collega socialista Riccardo Nencini, anche lui rientrato il Aula all’ultimo minuto. “E’ stato effettuato un accertamento sulla chiusura della votazione. Risulta che Ciampolillo sia arrivato alle 22.14. Io ho dichiarato la chiusura alle 22.15. Siccome ha alzato la mano e non ho potuto vederlo, riammetto alla votazione Ciampolillo“, ha spiegato Casellati, riammettendo anche Nencini “che era arrivato subito dopo“. Qualcuno se li è immaginati correre tra i corridoi di Palazzo Madama tipo velocisti in una finale dei 100 metri alle Olimpiadi. Questa volta ce l’hanno fatta a raggiungere il traguardo in tempo, ma in un Parlamento o Senato fatto da persone serie certe situazioni non dovrebbero proprio accadere.

Maria Rosaria Rossi, senatrice espulsa ieri da Forza Italia ed ex segretaria politica personale di Silvio Berlusconi

Crisi di governo, Forza Italia registra altri due ‘tradimenti”: i senatori Causin e Rossi votano la fiducia al Senato

Dulcis in fundo Forza Italia, dopo il caso di Renata Polverini che clamorosamente due giorni fa a Montecitorio aveva votato la fiducia al governo Conte, andando di fatto contro la scelta del suo partito (ormai diventato ex), ha dovuto prendere atto di altri due colpi bassi anche al Senato: Andrea Causin, da tempo in dissenso con le idee forziste, e Maria Rosaria Rossi, ex tesoriera del partito, ieri hanno votato la fiducia al governo. Se per la decisione del primo in molti non sono rimasti stupiti, per la seconda in tanti sono rimasti allibiti.

La senatrice Rossi per molto tempo è stata tra i fedelissimi di Silvio Berlusconi, sua segretaria politica personale, gestiva in prima persona le finanze di Fi e coordinava lo staff del Cavaliere. Secondo quanto afferma il Corriere della Sera in un articolo ‘si sentiva tradita (da Berlusconi) e non l’ha mai nascosto. In tarda serata alla stampa ha dichiarato: “Non ho condiviso la mia decisione con Berlusconi, il mio rapporto di stima e amicizia con lui rimane immutato“. Parole che hanno fatto pensare ad un possibile coinvolgimento del numero uno di Forza Italia nella vicenda (alcune testate come Dagospia ipotizzano che abbia ordinato alla Rossi di votare la fiducia), ma il partito si è voluto immediatamente distanziare dall’iniziativa in maniera chiara e decisa: in serata è stata sancita l’espulsione dei due senatori perché, come spiegato dal vicepresidente forzista Antonio Tajani, la fiducia al governo non vale come “voto di coscienza“.

La senatrice si era giustificata affermando di aver votato la fiducia a Conte perché è “lunica nostra interfaccia in Italia e nel mondo. Il premier non è esponente dei partiti, ha una visione liberale, europeista e garantista. E io questa visione l’ho sposata nel 1994 e da questa visione non mi separerò mai perché ci credo ora più di allora“.

In questo episodio ci vengono in mente le parole attribuite a Giulio Cesare poco prima di venire ucciso per una congiura messa in atto da venti senatori: “Tu quoque, Brute, fili mi!“. Certo è forse un po’ eccessivo paragonare Berlusconi all’imperatore romano, e i senatori coinvolti sono solo due, oltre una deputata, ma se di ‘vero tradimento’ si è trattato anche il Cavaliere in cuor suo avrà pensato: “Anche tu Maria Rosaria, figlioccia mia?

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