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Dazi, Coldiretti denuncia l’aumento di falsi formaggi “Made in Italy”

Negli Stati Uniti si registra un'aumento della produzione di formaggi italiani "fake" del 4%

In molti saranno rimasti allibiti, e non si tratta solo di italiani italiani, dopo aver letto le parole che il presidente statunitense Donald Trump ha espresso in merito al suo rapporto con i grandi colossi del web (come ad esempio Google, Facebook, Amazon, etc.): in sintesi il tycoon ha affermato che seppur questi giganti della tecnologia con godano della massima stima e simpatia del presidente, gli Usa sono l’unica nazione tenuta a chiedere il pagamento di tasse da parte delle suddette. Nel caso in cui venga messa in atto la digital tax, Trump ha minacciato di innalzare del 100% i dazi sui prodotti europei.

Peccato che il presidente Usa non si renda conto che l’attuale imposta sui prodotti italiani, al 25%, sia una delle principali cause scatenanti dell’aumento della produzione di falsi prodotti “Made in Italy“. Nella black list a stelle e strisce figurano eccellenze come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello. Beni che finirebbero per diventare fuori mercato, in uno scenario come quello statunitense che rappresenta il terzo buyer principale di italian food dopo Germania e Francia, prima della Gran Bretagna.

falsi formaggi coldiretti
Donald Trump (Coldiretti)

Un fenomeno che dall’entrata in vigore del 18 ottobre 2019 ha provocato l’aumento del 4% della produzione del ‘fake italian cheeses’ ovvero di falsi formaggi italiani. Con la prospettiva che la tassazione possa quadruplicare, nel caso in cui non si trovi un accordo sulla web tax europea, le previsioni fanno pensare che le produzioni di falsi prodotti enogastronomici italiani possano crescere in maniera esponenziale.

Lo denuncia Coldiretti, che sottolinea come l’unica a beneficiare di questa situazione illegale sia la lobby dell’industria casearia Usa (CCFN) che :”Ha esplicitamente chiesto con una lettera di imporre tasse alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce.

Una preoccupazione che viene confermata da alcuni dati: le brutte copie dei prodotti caseari nazionali hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni raggiungendo complessivamente nel 2018 i 2,5 miliardi di chili realizzati per quasi i 2/3 in Wisconsin e California mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto. “In termini quantitativi in cima alla classifica – precisa Coldiretti – c’è la mozzarella con 1,97 miliardi di chili all’anno, seguita dal parmesan con 192 milioni di chili, dal provolone con 181 milioni di chili, dalla ricotta con 113 milioni di chili e dal Romano con 25 milioni di chili realizzato però senza latte di pecora, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Usda, il Dipartimento dell’agricoltura statunitense, che conferma la crescita anche a settembre 2019.”

Ma la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare nel caso in cui l’amministrazione americana decidesse di colpire anche i vini italiani che con 1,5 miliardi di export nel 2018 rappresenta il prodotto agroalimentare Made in Italy più venduto negli Stati Uniti: “L’aumento dei prezzi infatti – evidenzia Coldiretti – favorirebbe le produzioni di Australia e Cile e soprattutto le bottiglie locali con gli Usa che rappresentano quasi il 10% del totale mondiale con una quantità di 24 milioni di ettolitri.

Dopo il settore aereonautico, con la digital tax ancora una volta l’alimentare diventa ingiustamente la vittima di una guerra commerciale in cui non è coinvolto” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che da un lato “occorre riprendere il dialogo per evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati” e dall’altro “è sempre più urgente l’attivazione di aiuti compensativi ai settori più duramente colpiti con sostegni agli agricoltori che rischiano gli effetti di una tempesta perfetta tra dazi Usa e pericolo di Brexit, dopo aver subito fino ad ora una perdita di un miliardo di euro negli ultimi cinque anni a causa dell’embargo totale della Russia“.

Carlo Saccomando

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