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Demitri racconta al National Post la “fuga” dall’Italia al Canada

TORONTO. Da quasi un mese stiamo seguendo la vicenda dei Demitri, una famiglia italiana costretta a fuggire all’estero perché minacciati dalla Sacra Corona Unita e costretti da maggio scorso a fuggire dalle autorità canadesi per via del decreto di espulsione emesso nei loro confronti. I coniugi hanno deciso di raccontare la loro storia per la prima volta ad un quotidiano canadese, il National Post.

È strano quando cerchi di nasconderti da un pubblico ufficiale invece che da criminale, perché ti aspetteresti di nasconderti dai cattivi. Ora, i cattivi sono diventati quelli che dovrebbero essere i buoni“- così ha esordito la Signora Demitri, madre di quattro figli, che insieme al marito, ha cercato di ottenere la cittadinanza canadese richiedendo lo status di rifugiati nel 2013.

I Demitri, una coppia di 40 anni circa, hanno deciso di uscire dal nascondiglio per raccontare la loro drammatica storia. Durante il viaggio che li ha portati al luogo dell’intervista si sono camuffati al fine di risultare irriconoscibili, una consuetudine a cui sono costretti da molto tempo: lui cambia regolarmente barbe, baffi, diverse acconciature e sfoggia spesso tatuaggi finti. Lei indossa parrucche, sciarpe e occhiali da sole sempre differenti. Entrambi adottano di volta in volta una serie di “nomi fantasiosi”, come amano definirli. “Ogni volta che incontriamo una persona dobbiamo appuntarci il nome utilizzato e la parrucca indossata” – ha proseguito la donna – “questo è ciò che siamo costretti a fare da quasi sei anni a questa parte“.

La signora Demitri è cresciuta in un contesto mafioso; sebbene sia nata nelle alte sfere di un importante clan criminale della Puglia, ha deciso di voltare le spalle a quel tipo di vita già in tenera età. Lo zio paterno era uno dei reggenti della Sacra Corona Unita. Padre, madre, fratelli, zii e cugini, “tutti hanno scelto quella vita“- ha detto – “Ho mantenuto le distanze per molto tempo .” Ricorda che da bambina trascorreva le domeniche in casa dello zio, che le mostrava i vistosi tatuaggi fatti durante le detenzioni in carcere. “Una delle prime cose che ho imparato è che quando senti qualcuno sparare e sei in automobile, accosta e comincia a correre da una macchina all’altra, senza mai guardare indietro. E se vedi qualcosa, fingi di non averlo visto“.

Foto di Peter J.Thompson (National Post)

Il marito invece, prima di conoscere la sua futura moglie, era impegnato in operazione sotto copertura per la polizia, con la missione di infiltrarsi in un istituto di vigilanza, con sede a Brindisi, che si sospettava fosse sotto il controllo dell’organizzazione criminale. La relazione è nata a seguito dell’esigenza di ottenere importanti collegamenti con la famiglia di origine della consorte. Il destino volle che i due si conoscessero più intimamente e si innamorassero. Lei non sapeva chi fosse in realtà l’amato sino a dopo il matrimonio.

Il cugino della Demitri , che veniva considerato dalla donna alla stregua di un fratello, prese il posto del padre alla guida del clan. Nel 2010 venne arrestato con l’accusa di omicidio, in seguito prese la decisione di diventare collaboratore di giustizia, per il timore di allontanarsi per sempre da moglie e figli. La famiglia e i membri dell’organizzazione reagirono ferocemente, l’uomo venne ripudiato dal padre e ci furono gravi ritorsioni nei confronti dei parenti. A causa dello stretto legame che aveva unito i due cugini, la signora Demitri venne accusata di aver collaborato con il pentito e minacciata di essere uccisa “Uccidono le persone per motivi futili, se pensano che tu sappia qualcosa e vogliono farti del male, non ci pensano su due volte. ”

Hanno denunciato tutto alla polizia, ma gli è stato risposto che non c’era alcun caso su cui investigare perché non c’era ancora stata una vera e propria minaccia diretta. In più si era creata grossa confusione in merito al reale motivo che aveva scatenato questa situazione: se fosse stato il rapporto privilegiato col cugino oppure il lavoro in incognito del marito. Poco dopo la copertura del signor Demitri saltò, per via del trasferimento del responsabile a capo della missione top secret e della conseguente soffiata di un responsabile aziendale. I colleghi dopo essere stati messi a conoscenza dei fatti molestarono e minacciarono il collega. Ulteriori appelli alle forze dell’ordine non sortirono gli effetti sperati. Nel 2012 la famiglia trovò un buco nella recinzione attorno alla loro proprietà e uno dei loro figli si accorse che il cane giaceva dolorante nel giardino , probabilemente avvelenato e in fin di vita. Il tempestivo intervento di un veterinario salvò la vita dell’animale e confermò che si trattava di avvelenamento. I Demitri percepirono che l’accaduto fosse un chiaro messaggio da parte della criminalità: ossia di quello che “sarebbe potuto succedere al resto della famiglia“.

Su consiglio della polizia sono fuggirono lontani, dall’altra parte dell’Italia, a oltre 1.000 chilometri di distanza. Furono addirittura ospitati in un monastero alle porta di Torino, rifugiati in una comunità di suore. Tuttavia uno dei figli si ammalò e furono costretti a trovare e registrare una nuova residenza, fondamentale per poter ricevere assistenza sanitaria. Nell’agosto del 2013, a seguito di un annuncio online nel quale misero in vendita il portapacchi della propria vettura, un uomo venne a vedere l’articolo e con chiaro dialetto del sud, guardandoli fissi negli occhi, disse “Vengo dal cuore di Mesagne“. Una frase che li raggelò, perché il paese brindisino è stato
è stato al centro di rilevanti vicende legate ad attività della Sacra Corona Unita . Recepito il messaggio come una nuova minaccia alla loro incolumità decisero di partire per Toronto.

Foto di Peter J.Thompson (National Post)

Sapevano poco del Canada: conoscevano solo le famosissime cascate del Niagara e che aveva una buona reputazione a livello internazionale, ma soprattutto, era molto lontano dall’Italia. Sbarcarono ​​il ​​18 settembre 2013 all’aeroporto di Pearson, e prima ancora di ritirare i loro bagagli chiesero aiuto agli agenti doganali, domandando di presentare la richiesta per ottenere lo status di rifugiati. Purtroppo la richiesta non è andò a buon fine e nel 2014 venne rigettata con la seguente motivazione: “Non abbiamo alcun motivo di dubitare delle prove dei richiedenti asilo“, ha scritto l’Immigration and Refugee Board (IRB) “La questione determinante in materia è la protezione dello Stato dal quale provengono“. In casi come questo, i richiedenti asilo devono convincere l’IRB che le autorità del loro paese d’origine non sono in grado o non sono disposte a proteggerle. Inoltre la sentenza afferma che: “La mafia ha avuto oltre sei mesi per fare del male ai coniugi ma non l’ha fatto, per cui le prove documentali stabiliscono che la protezione dello Stato è adeguata“. La coppia ha portato avanti vari appelli a diversi enti: all’IRB, al Tribunale federale del Canada e un appello in ambito umanitario e compassionevole basato sui due figli nati in Canada e sullo stress post-traumatico diagnosticato ai figli che sono arrivati con i genitori dall’Italia.

La richiesta di cittadinanza per motivi umanitari è stata respinta il 29 marzo 2018, nella decisione i funzionari dell’immigrazione hanno dichiarato che in Europa sarebbe in grado di fornire un’adeguata protezione. A maggio gli agenti dell’Agenzia dei servizi di frontiera del Canada si sono recati a casa della famiglia per adempiere all’ordine di espulsione dal Paese. “Si sono presentati al nostro indirizzo con giubbotti antiproiettile a bordo di un grosso furgone, con le nostre foto, mostrando le nostre foto ai vicini” – hanno dichiarato i Demitri – “Ci siamo spaventati, abbiamo fatto le valigie e ci siamo nuovamente nascosti . Da quel giorno, niente più scuola, niente più vita sociale“. Richard Boraks, il loro avvocato, ha affermato che Ahmed Hussen, l’attuale ministro dell’immigrazione canadese, rappresenta l’unica speranza per la famiglia. Il ministro ha il potere di concedere il permesso di soggiorno temporaneo (TRP) in base alle circostanze del suddetto caso. “Il ministro rilascia molti TRP ogni anno a casi meno convincenti“, ha detto Boraks, che inoltre pensa che il ministro non colga appieno la portata della Mafia in Italia.

Quando è stato domandato all’ufficio del ministro dell’immigrazione e ai funzionari del ministero un commento in merito al caso, hanno affermato che non potevano parlarne senza l’autorizzazione scritta e firmata da parte della coppia. I consensi firmati sono stati inviati agli uffici preposti mercoledì mattina. “La famiglia al momento non ha alcuno status per risiedere in Canada“, ha dichiarato Peter Liang, portavoce dell’Immigration, Refugees and Citizenship, nella serata di mercoledì . Ha confermato l’iter procedurale del caso Demitri ed ha affermato che il loro appello umanitario è stato negato perché il giudice non ha ritenuto che il loro caso “giustificasse un’eccezione” e la Corte federale ha rifiutato di ascoltare il ricorso.

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