• 28 Gennaio 2021
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Effetto lockdown: impennata dei prezzi dei prodotti alimentari

La forsennata corsa agli acquisti dei prodotti alimentari da parte degli italiani degli ultimi due mesi combinata alle limitazioni ai consumi fuori casa per le chiusure imposte dal Governo alla ristorazione a causa dell’emergenza Coronavirus hanno provocato un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari più venduti come frutta (+8,4%), verdura (+5%), latte (+4,1%) e salumi (+3,4%).

Il dato è emerso grazie all’analisi della Coldiretti sull’impatto del lockdown sui prezzi dei prodotti alimentari sulla base dei dati Istat relativi ad aprile. Il report mostra come il carrello della spesa abbia registrato un rincaro rilevante per molti prodotti alimentari, la cui domanda è stata fortemente influenzata dal lungo periodo di quarantena, nonostante l’andamento dell’inflazione che ad aprile su base tendenziale si sia azzerata.

Con l’emergenza Coronavirus gli italiani – affermano da Coldiretti – vanno a caccia di vitamine per aiutare a rafforzare il sistema immunitario contro il virus con balzi della spesa trainati dalla voglia di avere in casa una riserva naturale di vitamine consigliata anche dall’ISS che sul sito, nei consigli sull’alimentazione durante l’emergenza COVID-19, invita proprio ad “aumentare la quota di alimenti vegetali nella nostra dieta” con “più frutta e verdura e più legumi in ogni pasto della giornata””.

prezzi prodotti alimentari

Tra le cause che hanno fatto schizzare in alto i prezzi della spesa c’è stata anche il timore di rimanere senza scorte, con la dispensa vuota, che ha favorito l’acquisto di prodotti a lunga conservazione. Infatti si è registrato anche un aumento dei prezzi di pasta (+3,7%), dei piatti pronti (+2,5%), del burro (+2,5%), dei formaggi +2,4%), dello zucchero (+2,4%), degli alcolici (+2,1%) delle carni (+2%), del pesce surgelato (+4,2%) e dell’acqua (+2,6%).

Un’altra concausa che ha pesato molto è stata la chiusura di ristoranti, bar, agriturismi e, in molte regioni, anche dei mercati rionali e degli agricoltori che da sempre costituiscono una sorta di barriera contro l’aumento indiscriminato dei prezzi: moltiplicando le offerte ampliano la concorrenza aumentando le possibilità di scelta dei consumatori. Una situazione aggravata inoltre dai problemi legati ai trasporti a causa delle difficoltà dei camion a viaggiare a pieno carico sia all’andata che al ritorno in conseguenza del blocco di molte attività produttive. Non a caso secondo l’analisi Coldiretti/Ixe’ quasi sei aziende ortofrutticole su dieci (57%) sono in difficoltà. Inoltre ad aggravare la situazione si è verificata una brusca frenata nelle esportazioni dei prodotti Made in Italy.

Secondo una stima della Coldiretti la chiusura forzata del canale della ristorazione ha provocato un effetto a valanga sull’agroalimentare nazionale con il valore dei mancati acquisti in cibi e bevande per la preparazione dei menu che ha raggiunto quota 5 miliardi per effetto del lockdown prorogato al primo giugno.

Va considerato inoltre che prima dell’emergenza Coronavirus la spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani per un valore di 85 miliardi di euro all’anno.

Il lungo periodo di chiusura – conclude Coldiretti – sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione.

Carlo Saccomando

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