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Elezioni Usa, Joe Biden sempre più vicino alla Casa Bianca

Negli Stati Uniti anche la terza notte elettorale sembra sia destinata a passare senza la proclamazione ufficiale di un presidente. Pur non avendo la certezza di un responso definitivo, i dati provvisori che arrivano dagli stati in cui lo scrutinio è ancora in corso sembrano consegnare la vittoria finale al democratico Joe Biden.

In questo momento Associated Press e Fox hanno già assegnato a Biden l’Arizona, anche se manca ancora da scrutinare il 10% dei voti, stato che assegna 11 grandi elettori al candidato dem, che attualmente possiede 264 voti elettorali contro i 215 di Trump, e a cui basterebbero ancora 6 grandi elettori per raggiungere quota 270 e quindi la maggioranza. Sei sono esattamente i grandi elettori esatti che potrebbe ottenere se vincesse in Nevada, dove attualmente è dato in vantaggio di 0,9 punti percentuali, ma con ancora il 16% dei voti da scrutinare.

A quanto pare ‘Sleeping Joe’ (l’addormentato Joe), così è stato soprannominato dall’attuale presidente, a differenza del suo avversario politico sembra stia dormendo sogni tranquilli agevolato anche dalla rimonta che sembra prendere sempre più corpo in Georgia e Pennsylvania, stati dove Trump sembra essere ancora leggermente in vantaggio ma il trend degli ultimi voti arrivanti mostra una netta risalita di voti in favore del democratico.

Elezioni Usa: la situazione stato per stato (Google su fonte Associated Press)

Due stati, invece, sembrano invece destinati ad essere assegnati a Donald Trump: in Alaska, a metà dei voti scrutinati, prende sempre più corpo una vittoria schiacciante per il tycoon. Anche se i grandi elettori assegnati nello stato situato all’estremità nordoccidentale degli Usa sono solo tre. Discorso differente per il Nord Carolina dove il vantaggio è di quasi un punto e mezzo percentuale e i grandi elettori in ballo sono ben 15.

Anche Joe Biden sembra sempre più convinto di diventare il nuovo inquilino della Casa Bianca, non a caso in una delle ultime dichiarazioni pubbliche sembra fare già discorsi da presidente in pectore: “Non ci saranno Stati rossi o Stati blu quando vinceremo. Ci saranno solo gli Stati Uniti d’America”, l’attuale presidente Usa e comandante in capo delle forze armate statunitense si dice pronto a scatenare una guerra legale.

Joe Biden
L’ex presidente Usa Barak Obama a fianco di Joe Biden, suo ex vicepresidente

Trump mette in discussione il voto e promette una dura battaglia legale

La Abc ha diffuso la notizia secondo cui la campagna di Donald Trump avrebbe già avviato un’azione legale in Nevada contro presunte irregolarità nel controllo e nella verifica dei voti. Mentre il 45° presidente nella storia degli States promette di portare la controversia legale fino alla Corte Suprema dove, come è notorio, sei dei nove membri che lo compongono sono di chiaro indirizzo conservatore.

Le accuse di Trump sono di brogli e di elezioni truccate. L’obiettivo non troppo nascosto sarebbe quello di avviare una serie di azioni legali in maniera tale da bloccare e invalidare i voti conteggiati dopo l’Election Night del 3 novembre. Si tratterebbe di mandare in fumo il voto di circa 65 milioni di americani che hanno scelto di esercitare il voto via posta per non recarsi ai seggi in tempi di pandemia. “Tutti gli Stati assegnati di recente a Biden saranno sfidati legalmente per frode elettorale. Ci sono un mare di prove!”, è il monito del presidente su Twitter.

Trump ha inoltre denunciato che ci sono state “varie irregolarità allarmanti”, senza per altro fornire alcuna prova tangibile, e che osservatori repubblicani si sono visti negare l’accesso ai seggi di Philadelphia e Detroit. “Il nostro obiettivo è proteggere l’integrità delle elezioni, non consentiremo che ce le rubino, che i nostri elettori siano silenziati”, ha aggiunto. “Se si contano i voti legali ho vinto facilmente”, si è azzardato ad asserire il presidente in carica.

Manifestazioni e proteste

Le dichiarazioni al vetriolo del tycoon hanno alimentato l’ira dei suoi sostenitori in tutta la nazione: in queste ore sono diverse le manifestazioni e le proteste che sono andate in scena da New York, con decine di arresti, a Detroit e Phoenix sono diverse le persone scese in strada e davanti ai seggi, in alcuni casi anche armati di fucili e pistole.

Un quadro che preoccupa e che tiene in allerta anche gli uomini della Guardia Nazionale, pronti a scendere in campo al fianco delle forze dell’ordine se la situazione dovesse degenerare. Anche a Washington, dove la Casa Bianca continua ad essere blindata, fortino inaccessibile dal quale Trump gioca le sue ultime carte.

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