• 31 Ottobre 2026
  • CRONACHE

Elicottero italiano precipita in Bosnia: quattro militari morti

Nell’incidente del 29 ottobre sono morti Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci. Undici i feriti. Tra le vittime due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana: percorsi diversi, uniti dall’impegno nel soccorso.

Ci sono missioni che entrano nel dibattito pubblico soltanto quando accade una tragedia. Fino a quel momento restano lontane: un nome nelle comunicazioni istituzionali, una presenza internazionale che continua il proprio lavoro senza occupare le prime pagine. L’incidente dell’elicottero italiano precipitato il 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina ha riportato drammaticamente in primo piano le persone che rendono possibile quel servizio.

Quattro militari hanno perso la vita: i sergenti dell’Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci, appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Quattro nomi ai quali restituire attenzione, prima ancora di cercare una spiegazione allo schianto. Dietro ciascuno ci sono familiari, colleghi, comunità e una quotidianità interrotta.

L’incidente e le informazioni confermate

Il velivolo, un CH-47 Chinook dell’Esercito impegnato nell’operazione europea EUFOR Althea, è precipitato nell’area di Brčko, nel nord-est della Bosnia-Erzegovina. A bordo si trovavano quindici persone. Il Ministero della Difesa ha confermato quattro vittime e undici feriti, precisando nella comunicazione del 29 ottobre che nessuno dei sopravvissuti risultava in pericolo di vita.

La Difesa ha disposto l’invio di un’équipe medica italiana per sostenere l’assistenza ai feriti. Le cause dell’incidente sono ancora oggetto di accertamento: ricostruire la sequenza degli eventi richiederà verifiche tecniche e investigative. In questa fase, attribuire lo schianto a un guasto, a un errore o ad altre circostanze significherebbe anticipare conclusioni che non sono state comunicate.

Laura Procacci, da Montegrosso agli studi di Medicina

La storia di Laura Procacci aveva già trovato spazio nelle cronache locali prima della tragedia. Originaria di Andria e cresciuta nella frazione di Montegrosso, si era trasferita a Roma per studiare Medicina e Chirurgia, affiancando al percorso universitario l’attività di soccorritrice volontaria. Un cammino nel quale la preparazione sanitaria e il servizio agli altri procedevano insieme.

Il 28 marzo 2026 aveva pronunciato il giuramento individuale di fedeltà alla Repubblica, raccontato dalla stampa locale come quello della prima donna sottufficiale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana. Un passaggio che aveva dato visibilità alla sua scelta e al ruolo delle donne nel Corpo. Oggi quel momento conserva il significato di un impegno assunto pubblicamente, mentre la sua morte colpisce anche la comunità dalla quale era partita.

Per ricordarla non servono pensieri immaginati, conversazioni mai documentate o parole attribuitele dopo la scomparsa. Bastano gli elementi del suo percorso: lo studio, il volontariato, l’arruolamento e la disponibilità a prestare servizio lontano da casa. Sono fatti che restituiscono una dimensione personale alla notizia, senza invadere il dolore di chi la conosceva.

Franco Adriano Zecchillo, la competenza sanitaria messa a disposizione

Accanto alla storia di Laura c’è quella del tenente Franco Adriano Zecchillo, legato alla Lombardia e al mondo delle professioni sanitarie. Le ricostruzioni pubblicate dalla stampa territoriale e dalla Rai ne ricordano l’attività nel campo della fisiopatologia cardiocircolatoria, il lavoro nell’ambito ospedaliero di Legnano e la collaborazione con l’Università dell’Insubria. Un percorso professionale costruito attraverso competenze specialistiche e attività formative.

Nel comunicato dedicato alle vittime, la Croce Rossa Italiana lo indica come infermiere del Corpo Militare impegnato nella missione, mentre Laura viene identificata come soccorritrice. È importante rispettare queste qualifiche, perché nelle prime notizie sono circolate indicazioni non uniformi. Il dato che emerge è quello di un professionista che aveva affiancato alla propria attività sanitaria il servizio nella Croce Rossa, portando quella preparazione anche in un contesto internazionale.

Il Corpo Militare della Croce Rossa, una presenza da conoscere

La scomparsa di Zecchillo e Procacci richiama l’attenzione su una componente della Croce Rossa meno conosciuta dal grande pubblico. Il Corpo Militare Volontario CRI è ausiliario delle Forze Armate e riunisce personale arruolato su base volontaria, con competenze sanitarie, tecniche e logistiche. Il suo contributo comprende l’assistenza nelle emergenze e il sostegno sanitario nelle missioni.

La Croce Rossa ha confermato che nell’incidente è rimasto ferito anche un terzo componente del proprio team di evacuazione medica. Il presidente nazionale Rosario Valastro ha espresso il dolore dell’associazione e comunicato il sostegno alle famiglie. L’evacuazione sanitaria richiede preparazione, coordinamento e capacità di operare in condizioni complesse: dietro questa espressione ci sono persone chiamate a rendere possibili cure tempestive anche lontano dalle strutture ospedaliere.

Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il lutto dell’Esercito

Il ricordo dei due appartenenti alla Croce Rossa si unisce a quello dei sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi, dell’Aviazione dell’Esercito. La loro perdita colpisce i familiari e la comunità militare della quale facevano parte. Nell’attesa di ulteriori informazioni ufficiali, la responsabilità del racconto impone di non assegnare ruoli nella dinamica dell’incidente sulla base di ricostruzioni ancora incomplete.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che la comunicazione dei nomi è stata preceduta dall’informazione alle famiglie. È un passaggio che merita rispetto: prima della diffusione pubblica della notizia viene il diritto dei congiunti a riceverla attraverso i canali istituzionali e con l’assistenza necessaria.

Perché l’Italia è in Bosnia

L’operazione EUFOR Althea è una missione militare guidata dall’Unione europea, avviata nel dicembre 2004. Tra i suoi compiti figurano il contributo a un ambiente sicuro in Bosnia-Erzegovina, il sostegno all’attuazione degli aspetti militari degli accordi di pace di Dayton e l’addestramento con le Forze Armate bosniache. È un lavoro di stabilizzazione che continua anche quando l’attenzione internazionale si concentra altrove.

Una missione rivolta alla pace comporta comunque attività operative, trasferimenti, esercitazioni e assistenza sanitaria. Comprenderne la complessità aiuta a riconoscere il servizio svolto dai contingenti. Resta altrettanto necessario accertare con rigore le cause di ogni incidente: la riconoscenza verso chi serve e la richiesta di risposte precise accompagnano lo stesso dovere di responsabilità.

Un Paese vicino alle famiglie e ai feriti

La tragedia ha modificato anche il programma di avvicinamento alla Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre. La Difesa ha annunciato l’annullamento della cerimonia inaugurale del Villaggio Difesa, destinando quello spazio alla vicinanza alle vittime, ai familiari e alla comunità militare.

Il ricordo di Simone, Claudio, Franco e Laura chiede continuità anche dopo le prime ore di cordoglio. Significa accompagnare le famiglie, sostenere il recupero dei feriti e raccontare con maggiore attenzione il lavoro quotidiano dei militari e del personale sanitario. Dare spazio alle loro storie è un modo concreto per riconoscere ciò che hanno fatto, custodendone il nome oltre la cronaca della tragedia.

Carlo Saccomando

Classe 1981, giornalista pubblicista. Poco dopo gli studi ha intrapreso la carriera teatrale partecipando a spettacoli diretti da registi di caratura internazionale come Gian Carlo Menotti, fondatore del "Festival dei Due Mondi" di Spoleto, Lucio Dalla, Renzo Sicco e Michał Znaniecki. Da sempre appassionato di sport lo racconta con passione e un pizzico di ironia. Attualmente dirige il quotidiano "Il Valore Italiano".

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