CRONACHEԑ ABRUZZO

Esemplare di orso adulto marsicano è stato avvistato vicino a Isernia

ISERNIA. Un esemplare adulto di orso marsicano è stato avvistato tra Cerro al Volturno (Isernia) e Acquaviva d’Isernia. “Proveniente dal Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise – informa una nota dei Carabinieri forestali – è stato attratto dalla presenza di piante cariche di frutti, soprattutto ciliegie delle quali l’orso è ghiottissimo”. I carabinieri forestali della provincia di Isernia, parte attiva del programma di monitoraggio dell’orso, sono impegnati nella sorveglianza necessaria a garantire la salvaguardia dell’animale e la pacifica convivenza con l’uomo.

“Quando incontra l’uomo – avvertono – l’orso si comporta solitamente in modo schivo e timoroso e, come gran parte degli animali selvatici, preferisce evitare. Trattandosi comunque di un animale di grande taglia è importante mantenere un giusto comportamento. Non avvicinarsi, né a piedi né con l’auto, per fotografarlo o guardarlo a tutti i costi. Allontanarsi con cautela e avvisare il Servizio di Emergenza Ambientale dei Carabinieri forestali al 1515”.

Fanno parte della fauna italiana due distinte sottospecie di orso bruno, una (la razza “tipica” euro-asiatica) nelle Alpi centrali ed orientali, dove oggi è praticamente estinta, ed una esclusiva (“endemica”) dell’Appennino centrale, diffusa con una piccola popolazione nei monti intorno al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, di cui rappresenta il simbolo ed uno dei principali valori naturalistici. La popolazione degli orsi dell’Appennino centrale venne descritta come sottospecie, con il nome di Ursus arctos marsicanus, da Giuseppe Altobello, un naturalista molisano che studiò la fauna del Molise e dell’Abruzzo, nel 1921. I caratteri allora individuati erano però di scarso rilievo, la diagnosi non chiara, e gli studiosi successivi per lo più ignorarono l’orso marsicano e lo ritennero un “sinonimo”, cioè lo ritennero uguale alle altre popolazioni di orso bruno. Uno solo, il paleontologo Sergio Conti, aveva potuto studiare nel 1954 un cranio conservato nel Museo di Storia naturale di Genova ed individuare alcuni altri caratteri significativi, che confermavano la validità della sottospecie.  Ma la relativa pubblicazione era poco diffusa e poco nota.Anche il Toschi infatti, nel suo volume della Fauna d’Italia (1965), elencò la sottospecie appenninica semplicemente tra i sinonimi dell’orso bruno e ne sottovalutò il significato e l’importanza. Questa ricerca ha permesso di definire la popolazione appenninica con nuovi caratteri morfologici più validi e costanti e di considerarla distinta a livello sottospecifico, rivalutando il nome Ursus arctos marsicanus Altobello, 1921. In pratica, la sottospecie appenninica si distingue da tutte le altre popolazioni di orso bruno per vari caratteri morfologici e morfometrici del cranio, particolarmente evidenziabili negli esemplari adulti. Mentre nelle femmine e nei giovani il cranio è simile a quello delle altre popolazioni euro-asiatiche, nei maschi il capo è corto, allargato, alto, con una cresta marcata ed il muso corto, che ricorda (anche se pare non ci siano reali parentele) quello dell’orso delle caverne, una specie distinta, diffusa in tutta Italia in epoca preistorica. Dal punto di vista faunistico e biogeografico, l’orso marsicano non può essere considerato un semplice relitto “postglaciale” derivato dalle popolazioni alpine scese lungo l’Appennino: le sue origini ed affinità devono ancora essere chiarite, ma i primi dati genetici e molecolari parlano comunque in favore di una origine orientale, balcanica. In conclusione, il nostro splendido e simpatico orso marsicano ha una storia antica e poco nota, e presumibilmente i suoi antenati hanno popolato l’Appennino arrivando dai Balcani in epoca remota, senza che ci siano mai stati collegamenti con le popolazioni alpine. Recenti ricerche sulla sua distribuzione in Italia in epoca storica, mostrano infatti che l’orso bruno era diffuso con continuità in tutte le Alpi, fino alle Alpi Liguri e raggiungeva l’Appennino settentrionale fino alle Alpi Apuane, mentre l’orso marsicano era diffuso nell’Appennino centro-meridionale, dai Monti Sibillini (a nord fino al Monte Pennino) alla Campania e Puglia. Oggi, l’orso marsicano si trova solo nell’Appennino centrale, dove si osserva anche una certa “espansione” nei diversi gruppi montuosi a partire dalla popolazione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise grazie allo stato di conservazione del territorio ed alla presenza di corridoi ecologici fra le aree suddette, oltre che alla tutela garantita dalle leggi vigenti.


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