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Giorgio Formica e i suoi libri che hanno finalità benefiche

TORINO. Giorgio Formica nasce a Torino nel 1980 sotto il segno determinato del Toro, che gli fa intraprendere studi classici, seguire la Facoltà di Giurisprudenza, e lavorare come agente immobiliare. Attirato dalla natura e dall’arte, ma anche dal calcio, ama camminare, leggere, farsi avvolgere dalla buona musica di De Andrè e Vinicio Capossela, perdersi nei film di Fellini e Kubrick, e lasciarsi ispirare dalla scrittura, sfociata nella pubblicazione di due libri, anche se «Albert Einstein direbbe che “La struttura metroquadrata dell’agente immobiliare non è adatta alla scrittura”, ma Giorgio non lo sa, e scrive lo stesso», assicura. Ecco cosa ha raccontato al Valore Italiano a proposito dell’uscita del nuovo libro autopubblicato “Storie tratte”.

storie tratte, giorgio formica

Quando ha iniziato a scrivere, e cosa l’ha portata verso la scrittura, dal momento che il suo lavoro è un altro? Avevo circa trent’anni. Scrivevo sonorità, frasi brevi ma gonfie di significato, descrivendo attimi di vita. Scrivere mi rilassa. Seppur io ami il mio lavoro, ho spesso bisogno di “staccare”, e la scrittura ha su di me la funzione di isolamento. Mi isolo dal mondo, dallo stress quotidiano, e scrivo ciò che osservo, quello che riesce a emozionarmi. Non ho temi né orari, può capitare in qualsiasi momento.

Lei è alla sua seconda pubblicazione, il cui ricavato, come per la prima, andrà all’Associazione Italiana Parkinsoniani. Perché? Sono particolarmente sensibile alla malattia di Parkinson perché mia madre ne è purtroppo affetta. In passato ho contribuito alla ricerca con alcuni eventi da me organizzati, e per lo stesso motivo ho deciso di devolvere l’intero ricavato dei miei due libri. È un morbo, quello di Parkinson, che non ha molta attenzione da parte dei media, ma che sta colpendo centinaia di migliaia di persone. Solo chi ci convive sa quanto può essere grave.

presentazione libro
Presentazione di “Storie tratte” al Circolo della Stampa di Torino

Di cosa narra “Storie tratte”? “Storie tratte” è un libro che parla di me. Sono brevi storie, tratte dalla mia vita, che una dopo l’altra compongono il mio ritratto. Ha presente quel gioco che consiste nell’unire alcuni puntini per dar forma a una figura? Ecco, ogni storia è come se fosse un puntino numerato. E il compito del lettore è di tratteggiare la mia persona. Si tratta di un libro a tratti autobiografico, e a tratti, proprio per questo motivo, lo definisco una trattativa tra il mio passato e il mio futuro, in attesa del contratto. Sono sempre stato attirato dalle letture che in apparenza sembrano semplici, ma che poi stimolano la riflessione del lettore. In questo libro racconto fatti realmente accaduti che, nella loro semplicità, racchiudono un significato, un valore che può essere molteplice perché le storie tratteggiano la figura di chi scrive, ma possono anche tratteggiare quella di chi legge. È la magia dell’immedesimazione. Mi piacerebbe che queste pagine si potessero comprare al chilo, al litro, sfuse, come al mercato. A ognuno la storia che gli serve. “Storie tratte” pesa quattro etti, ma è un libro che non va pesato per la qualità editoriale, bensì per la sua sostanza: quella di aiutare il prossimo.

Di cosa narrava nel primo libro intitolato “All’imbuto”? “All’imbuto” non è proprio un libro, ma qualcosa di molto simile a un saggio. Dal momento, però, che io non sono così saggio da scrivere un vero e proprio saggio, potrei definirlo un saggio di danza. Parole che ballano qua e là, tra virgole e casualità, una raccolta di emozioni liquide, che, travasate all’imbuto, impaginano sonorità.

all'imbuto

Cosa desidera trasmettere ai lettori? Come vorrebbe si sentissero nel leggere le sue storie? Io scrivo come parlo, o meglio, cerco di scrivere senza filtri, esprimendomi per quello che sono. Credo che nella semplicità ci sia molta bellezza, e al lettore spero di trasmettere il significato che tale bellezza può regalare. Un sorriso e una riflessione, questo vorrei lasciare.

Quando era un bambino, pensava di dedicarsi alla scrittura? Da piccolo volevo fare il calciatore, oppure il benzinaio. Poi ho pensato che avrei fatto l’avvocato, ma alla fine sono diventato agente immobiliare. E, in tutto questo, non avrei mai immaginato di scrivere due libri.

Presentazione di “Storie tratte” al Circolo della Stampa di Torino

Lei è un attento osservatore: lo è sempre stato? Mi è sempre piaciuto osservare le cose, e le persone. Di queste, in particolare, mi affascina l’insicurezza. Giovanni Giancaspro scrisse questa frase a un festival della poesia di strada: “Amo la persona insicura di sé, perché non sa ancora niente della meraviglia che sta per combinare”.

Chiudendo gli occhi, cosa direbbe Giorgio bambino a Giorgio adulto? Bravo Giorgione! Potevi laurearti, però. Mannaggiattè!

“Storie tratte” è acquistabile presso Scenario Libri in via Piazzi, 7bis a Torino, e Associazione Italiana Parkinsoniani in via Negarville 8/28.

Simona Cocola

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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