• 4 Novembre 2026
  • ECONOMIA

Green economy, ecco perché l’Italia può guadagnarci davvero

Dagli Stati generali di Rimini emerge una questione concreta: trasformare la transizione ecologica in maggiore autonomia e opportunità per le imprese. Il successo si misurerà anche nei costi sostenuti da famiglie e aziende.

La transizione ecologica diventa una questione nazionale quando smette di essere una formula da convegno ed entra nei conti di un’impresa, nella bolletta di una famiglia, nelle prospettive di un giovane che cerca lavoro.

È questo il terreno sul quale l’Italia deve misurare le proprie ambizioni. Agli Stati generali della green economy, ospitati a Rimini il 3 e 4 novembre nell’ambito di Ecomondo, il confronto internazionale porta al centro una domanda: come ridurre le dipendenze del Paese e creare valore sul territorio?

La risposta richiede investimenti, infrastrutture e competenze. Richiede anche di capire dove l’Italia può essere protagonista e dove rischia di acquistare dall’estero le tecnologie della propria trasformazione.

La bolletta energetica è anche una questione industriale

Il rapporto presentato agli Stati generali indica una dipendenza energetica italiana dall’estero intorno al 74%, superiore alla media europea. Questo dato aiuta a capire perché energia e competitività siano strettamente legate. Quando una quota così rilevante degli approvvigionamenti dipende dall’esterno, guerre, tensioni commerciali e oscillazioni dei mercati possono raggiungere rapidamente famiglie e imprese.

Ridurre l’esposizione significa intervenire su più fronti: produzione nazionale, efficienza degli edifici e dei processi industriali, reti, accumuli e diversificazione degli approvvigionamenti. La convenienza va però verificata lungo tutta la filiera. Installare un impianto richiede risorse; collegarlo alla rete richiede tempi certi; renderne accessibili i benefici richiede condizioni economiche sostenibili.

Il vantaggio italiano: saper trasformare materiali e idee

L’Italia dispone di competenze preziose nella meccanica, nell’impiantistica, nel recupero dei materiali e nella gestione dei processi produttivi. Il rapporto segnala un tasso di utilizzo circolare dei materiali del 21,6% nel 2024, contro il 12,2% europeo. È un punto di forza concreto, perché racconta la capacità di reimpiegare risorse nell’economia.

Da questa base possono nascere opportunità per le imprese che progettano macchinari più efficienti, recuperano scarti, riducono consumi o sviluppano servizi per allungare la vita dei prodotti. Il lavoro, tuttavia, non arriva automaticamente con l’aggettivo “verde”. Servono domanda, investimenti e formazione. Le piccole aziende devono poter partecipare alla trasformazione senza essere schiacciate dalla complessità delle procedure.

Cina, Stati Uniti, Europa: la competizione è già aperta

La seconda giornata degli Stati generali ha dedicato attenzione agli equilibri fra Cina, Stati Uniti, Europa e Africa. Il punto, per l’Italia, è evitare una nuova dipendenza: ridurre l’acquisto di combustibili fossili e ritrovarsi interamente legati ad altri Paesi per componenti, materie prime e tecnologie.

L’autonomia completa è irrealistica. Una maggiore capacità di scelta è invece un obiettivo possibile, attraverso filiere europee, ricerca, accordi commerciali e rapporti internazionali diversificati. Anche la cooperazione con i Paesi africani può acquistare valore se comprende formazione, infrastrutture e sviluppo locale. La qualità delle partnership conta quanto la disponibilità delle risorse.

La transizione deve funzionare anche per chi ha meno

Un’impresa può condividere gli obiettivi ambientali e non avere liquidità per investire. Una famiglia può voler consumare meno e non potersi permettere una ristrutturazione. Ignorare queste condizioni indebolisce il consenso e rallenta il cambiamento.

La sfida italiana consiste quindi nel collegare sostenibilità e accessibilità: strumenti comprensibili, finanziamenti utilizzabili, tempi prevedibili e risultati misurabili. La green economy può rafforzare il Paese se produce innovazione, riduce sprechi e rende le imprese più competitive. Saranno questi effetti, insieme alla riduzione dell’impatto ambientale, a determinarne il valore per gli italiani.

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Norbert Ciuccariello

Classe 1976, fondatore del quotidiano web nazionale il Valore Italiano e del quotidiano locale Torino Top News. Oltre a ricoprire l'incarico di editore e giornalista pubblicista è un imprenditore impegnato nel settore della moda e della contabilità.

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