• 4 Novembre 2026
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Livatino: il coraggio italiano che la mafia non è riuscita a cancellare

Su Rai 1 il 9 e 10 novembre arriva la fiction diretta da Michele Placido. Un’occasione per riscoprire un magistrato che scelse di servire lo Stato attraverso il lavoro quotidiano, senza cercare i riflettori.

Ci sono italiani che diventano un simbolo quasi contro la propria volontà. Non cercano il palcoscenico, non costruiscono un personaggio pubblico: fanno il proprio mestiere, anche quando quel mestiere significa esporsi al pericolo. Rosario Livatino appartiene a questa Italia.

Alla sua storia Rai 1 dedica “Livatino, il giudice e i suoi assassini”, miniserie diretta da Michele Placido, in onda il 9 e 10 novembre, disponibile anche su RaiPlay. A interpretare il magistrato è Giuseppe De Domenico.

Il racconto si concentra sugli ultimi due anni della sua vita, dal 1988 al 1990. Una scelta che porta al centro il lavoro del giudice e il contesto nel quale maturò il suo assassinio, avvenuto il 21 settembre 1990.

Prima del simbolo, un uomo al servizio dello Stato

Nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, Livatino fu ucciso mentre raggiungeva Agrigento per andare al lavoro. Aveva 37 anni.

La sua storia continua a interrogare il Paese perché mette in discussione una comoda abitudine: celebrare il coraggio quando diventa memoria, accorgendosi meno della solitudine nella quale può essere esercitato.

Il valore di un magistrato non si misura soltanto nei processi più conosciuti. Esiste anche nel rigore con cui esamina un fascicolo, nell’indipendenza con cui prende una decisione, nella capacità di non piegare la legge alle convenienze del momento.

È su questo terreno che Livatino conserva una forza attuale. La legalità acquista significato quando diventa comportamento, soprattutto nelle scelte meno visibili.

Una fiction che può aprire una conversazione nelle famiglie

Accanto a De Domenico, il cast comprende Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido. La produzione coinvolge Rai Fiction e Goldenart Production, con Rai Com.

Prima della messa in onda sarebbe prematuro giudicare il risultato artistico. È però già chiara l’importanza del tema: portare in prima serata una vicenda che molti conoscono soltanto attraverso una fotografia, una commemorazione o il nome di una strada.

La televisione generalista conserva questa possibilità: mettere generazioni diverse davanti alla stessa storia. Per chi ricorda gli anni degli attentati mafiosi, può essere un ritorno doloroso. Per ragazzi e ragazze, può diventare una prima occasione di conoscenza.

Naturalmente, una ricostruzione televisiva resta un’opera narrativa. Personaggi, dialoghi e situazioni vanno distinti dalla documentazione storica. Il suo contributo migliore può essere proprio quello di far nascere il desiderio di approfondire.

L’orgoglio italiano passa anche da qui

Livatino è stato beatificato il 9 maggio 2021. La dimensione religiosa della sua testimonianza si affianca a un significato civile che riguarda tutti, credenti e non credenti.

Il Paese può riconoscersi nella serietà con cui un suo servitore ha interpretato la propria responsabilità. Ma riconoscersi significa anche assumersi un impegno: uno Stato deve proteggere chi lavora per le istituzioni, contrastare l’isolamento e rendere possibile l’onestà senza pretendere ogni volta un sacrificio eccezionale.

Guardare questa storia oggi può servire a recuperare una forma di orgoglio meno rumorosa e più esigente. Quella per un’Italia capace di tenere la schiena dritta quando farlo costa davvero.

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