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I bambini colpiti da tumore hanno più chance di sopravvivenza degli adulti

ROMA. I bambini e i ragazzi colpiti da tumore hanno più chance di sopravvivenza degli adulti: se trattati nei centri di riferimento e con protocolli adatti, cosa che però ancora spesso non accade, 8 su 10 guariscono, mentre tra gli adulti la probabilità si ferma al 50%. A fare il punto sono gli esperti riuniti nel convegno “Adolescenti e tumore”, organizzato presso l’Auditorium della sede di San Paolo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Dalle leucemie ai sarcomi, ogni anno circa 1.600 bambini tra 0 e 14 anni e 800 adolescenti tra 15 e 19 anni hanno una diagnosi di tumore pediatrico. Quest’ultimo, spiega Giuseppe Maria Milano, del Dipartimento Onco-Ematologia Pediatrica del Bambino Gesù, “è una tipologia specifica di cancro di derivazione embrionale, completamente differente da quello dell’adulto, in cui la malattia oncologica deriva invece dall’alterazione genetica degli epiteli. Il tumore pediatrico, a prescindere che colpisca a 2 anni o a 18 anni, ha delle sue linee guida per il trattamento. Tuttavia mentre i bambini fino a 14 anni vengono curati di default con protocolli pediatrici, per gli adolescenti la situazione è più critica e spesso vengono trattati in centri per adulti e con protocolli da adulti. Questo ha fatto sì che la probabilità di guarigione dei bambini, a parità di condizione clinica, risultasse, negli anni passati, maggiore”.

Nell’ultimo decennio, però, i centri pediatrici hanno iniziato ad accogliere anche ragazzi tra 15 e 19 anni. Questo ha permesso di fare nuovi studi comparativi da cui è emerso, aggiunge Milani, che “gli adolescenti trattati con protocolli per adulti hanno una probabilità di sopravvivere del 38%, ma se trattati con protocolli pediatrici arrivano in media all’80%, e per alcuni tipo di cancro, come leucemia promielocitica oltre il 95%”.

“Negli ultimi anni in Italia sono stati realizzati grandi progressi – sottolinea Andrea Ferrari dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, responsabile della Commissione Adolescenti dell’Associazione Oncologia e Ematologia Pediatrica (Aieop) – e la percentuale di adolescenti curata nei centri pediatrici è passata dal 10% al 37%, ma c’è ancora un gap di accesso alle cure e molto margine di miglioramento”. Tra i ragazzi intervenuti oggi, Diana, 19 anni, ancora in trattamento per un sarcoma al piede, che si è diplomata l’anno scorso e sta scrivendo in un libro la sua storia, ed Eleonora, 21 anni, che ha avuto una leucemia mieloide acuta e oggi sogna di creare una sua linea di moda.

“Nel caso degli adolescenti, la malattia si associa a un momento complicato dello sviluppo personale – afferma Angelo Ricci, presidente della Federazione delle Associazioni di Genitori dell’Oncologia Pediatrica (Fiagop) –. Per questo bisogna pensare a un diverso approccio, con lo scopo di occuparsi non solo della malattia ma della vita dei ragazzi stessi, facendo entrare in ospedale la loro normalità, la loro creatività, la loro forza. Il tutto in una stretta collaborazione tra centri di cura e associazioni”.

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