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Il mestiere del poliziotto e l’importanza dell’MMA

INTERVISTA AL VICE SOVRINTENDENTE ALESSANDRO COLASUGA

Quella che vogliamo raccontare è la storia di Alessandro Colasuga, poliziotto 42enne con moglie e due figlie, vice sovrintendente ed in servizio all’U.t.l. (servizi tecnico logistici) come responsabile di una struttura in gestione alla Polizia di Stato. Da oltre un anno ha deciso di intraprendere anche il ruolo di dirigente sindacale per il Mosap, Movimento Sindacale Autonomo di Polizia, organizzazione che, in poco meno di 2 anni, è riuscita ad ottenere migliaia di consensi tra i poliziotti di tutta Italia. Abbiamo scelto di intervistare Alessandro per mostrare alcuni dei risvolti meno conosciuti di una professione difficile ed amata come quella del poliziotto e del dirigente sindacale di categoria.

Perché ha scelto di fare il poliziotto?

Sono sincero, all’età di 16 anni ero un liceale che praticava karate a livello agonistico. Dopo circa un anno e mezzo, a buoni livelli, il mio maestro Rino Scarfone mi propose di entrare nel gruppo sportivo “Fiamme oro karate” (gruppo sportivo della polizia), ma, non avendo raggiunto ancora la maggiore età e senza la possibilità di poter partecipare ad un concorso esterno specifico, potevo entrare a far parte di questa famiglia esclusivamente tramite concorso ordinario. Così all’età di diciotto anni, partecipai e riuscii a superare il concorso. Nei primi due anni di servizio mi innamorai di questo lavoro e lasciai da parte il karate“.

Quanto considera importante lo sport nella vita?

“Dopo 24 anni di servizio e tanta esperienza acquisita a livello operativo, posso affermare che lo sport ha contributo a forgiare passo dopo passo l’uomo che sono diventato oggi. Le arti marziali mi hanno fatto crescere in autostima, umiltà e rispetto verso il prossimo. La famiglia rappresenta una parte fondamentale della formazione, ma l’attività sportiva fatta con i giusti criteri e attraverso gli insegnamenti dei giusti mentori, può aiutare i giovani nel loro percorso formativo”.

Da sinistra, Alessandro Colasuga con Franco Zucchelli, Segretario generale aggiunto Mosap

Perché ha deciso di entrare a far parte del Mosap?

“L’idea è nata grazie all’amico Franco Zucchelli, Segretario generale aggiunto del Mosap, e all’esempio che è stato in grado di trasmettere, da anni impegnato con dedizione e passione nella tutela dei poliziotti. La sua giornata tipo consiste prima di tutto nello svolgere al meglio il servizio nei confronti dello Stato, nel ruolo di poliziotto ovviamente, e terminato l’orario di lavoro, indossa i panni del sindacalista. La sua missione principale è da sempre quella di porsi al fianco dei poliziotti con iniziative volte alla loro tutela e di rispondere ad ogni loro eventuale necessità o richiesta. Franco rappresenta un modello al quale mi ispiro e che mi ha convinto a supportare le sue battaglie”.

Sappiamo che c’è un altro motivo che l’ha spinta a fare qualcosa in più per gli altri.

“Uno degli episodi più importanti della mia carriera è rappresentato da un fatto verificatosi nel novembre del 2015: libero dal servizio, ho assistito ad una rapina effettuata in un ufficio postale di Roma. Il rapinatore, armato di coltello e dopo aver minacciato molti dei presenti, si diede alla fuga con la relativa refurtiva. Intuita la gravità della situazione mi misi a inseguirlo a piedi dello stesso. Dopo 200 metri circa riuscii a bloccare e disarmare il rapinatore, fortunatamente senza provocare alcun ferimento per entrambi”.

Cosa ha imparato da questa situazione?

“Sono riuscito a capire quanto siano state fondamentali le tecniche e l’allenamento quotidiano nella disciplina della MMA di cui sono praticante e istruttore da diversi anni. Ringrazio sopratutto per gli insegnamenti ricevuti il mio maestro, Alessio Sakara, campione di fama mondiale, che oltre ad essere un grande atleta è impegnato nel sociale come promotore di diverse iniziative quali “no al bullismo” e “cybullismo”, dedicate ai giovani studenti italiani”.

Che cos’è l’MMA ?

“MMA sta per mixed martial arts, arti marziali miste, un insieme dei migliori sport da combattimento come boxe, kickboxing, lotta greco-romana ,ed infine brasilian jiu jitsu o grappling, unite in un unica disciplina”.

Da sinistra, Alessandro Colasuga al fianco di Alessio Sakara
Da sinistra, Alessandro Colasuga al fianco di Alessio Sakara

Nello specifico in che cosa consistere questa preparazione e chi potrebbe partecipare?

“I corsi sono un progetto che vorremmo realizzare attraverso il sindacato. Alla formazione potrebbero partecipare sia gli associati, che i colleghi che non ne fanno parte. Consistono in una sorta di formazione integrativa a quella che già ci viene fornita, con un’iniziale cadenza periodica mensile, nella quale si insegnano ai partecipanti i principi fondamentali della disciplina delle arti marziali. Dal mio punto di vista le MMA sono volte non solo all’acquisizione delle tecniche di attacco dell’avversario, ma soprattutto alla preparazione mentale e all’acquisizione di sicurezza nei propri mezzi, caratteristiche fondamentali per poter affrontare nel modo più opportuno situazioni complicate che potrebbero accadere durante il servizio e, come è capitato a me, anche al di fuori di esse”.

Pensa che l’MMA sia una disciplina troppo aggressiva?

“Il poliziotto, come ogni agente delle Forze dell’Ordine, ha uno scopo principale: quello di essere al servizio del cittadino e tutelarlo. Le arti marziali miste non devono essere considerate come una tecnica con l’unico scopo di offendere il prossimo e procurargli del dolore fisico, anche se chi si ha di fronte è armato e potrebbe ledere all’incolumità altrui. Le arti marziali hanno la capacità in primis di formare il carattere della persona, attraverso il rispetto e l’autodisciplina. Una parte fondamentale dell’insegnamento consiste nell’evitare qualsiasi situazione violenta. Vorrei avere la possibilità di trasmettere le mie conoscenze ai colleghi e, con questo mio piccolo gesto, fare in modo che anche loro possano sentirsi in futuro portatori di conoscenze e di iniziative simili a questa”.

Sappiamo che per il lavoro svolto è stato insignito con un riconoscimento importante.

“Sì, lo scorso mese di settembre, la Commissione Centrale per le Ricompense del Ministero dell’Interno mi ha ritenuto meritevole del più alto riconoscimento previsto in Polizia, la “promozione per meriti straordinari”. Le promozioni e i riconoscimenti sono importanti, ma quello che vorrei trasmettere al prossimo e ai colleghi è che, oltre al sangue freddo ed all’amore per il mio lavoro, grazie alle arti marziali miste sono riuscito a risolvere una situazione di pericolo ledere all’incolumità di entrambi. Il mio obiettivo è quello di essere promotore, attraverso il sindacato MOSAP, di specifici corsi per la preparazione dei poliziotti, volti ad affrontare al meglio le situazioni più disparate e pericolose, a completamento della conoscenza delle tecniche operative che ad ogni poliziotto vengono impartite durante i corsi di formazione”.

Quali sono altre iniziative importanti di cui il sindacato si sta occupando?

“Una delle iniziative delle quali andiamo più fieri è la convenzione stipulata con un ente assicurativo che tutela il conducente nel caso in cui si verifichi un incidente con torto durante il servizio. Il danno alla vettura viene coperto sino ad un ammontare massimo di ottomila euro. Una tutela di evidente importanza soprattutto per chi effettua mansioni operative”.

Qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere ai lettori?

“Vorrei dire che i poliziotti sono uomini come tutti gli altri, non al di sopra delle leggi, ma portatori della legalità, che prestano servizio per il prossimo e per la Nazione. Il desiderio più grande di ogni poliziotto è quello di poter riabbracciare alla fine della giornata di lavoro, la propria famiglia o gli affetti più cari. Nel mio percorso di vita ho capito che solo con il rispetto per prossimo, per se stessi e con la giusta dose di preparazione fisica e mentale si può affrontare al meglio un mestiere pieno di responsabilità come il poliziotto. Perché più che un lavoro rappresenta una missione di vita”.

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