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Il Movimento contro Elisabetta Trenta: “Lasci la casa subito!”

Abbiamo fatto trenta, facciamo anche trentuno!“. Probabilmente avrà queste parole Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa ed esponente grillina, al termine della sua esperienza di governo nel momento in cui avrebbe dovuto restituire l’appartamento situato nei pressi di piazza San Giovanni in Laterano, nel pieno centro di Roma, assegnatole per il ruolo istituzionale che stava ricoprendo durante il primo governo Conte.

Più che di un’assegnazione “di prassi” si è trattata di una vera propria richiesta da parte dell’ex ministro che, nonostante fosse proprietaria insieme al marito di un’appartamento in zona Pigneto, chiese di poter usufruire di un alloggio ministeriale. Un iter che in teoria non sarebbe stato possibile effettuare in quanto il regolamento ministeriale prevede che nel caso in cui si è proprietari di un appartamento nella Capitale non si dovrebbe aver diritto ad una nuova assegnazione. Inoltre la residenza in zona Pigneto venne messa a suo tempo in sicurezza dai militari, che si assicurarono l’adeguamento agli standard previsti per la protezione del ministro.

Elisabetta Trenta (Twitter)

Ma la manovra macchiavellica che ha permesso alla Trenta di mantenere l’alloggio anche dopo la fine del suo mandato è stata quella di ottenere una nuova assegnazione del suddetto al marito, il maggiore Claudio Passarelli. Assegnazione avvenuta attraverso il ministero della Difesa e che dopo la bufera mediatica scatenata dopo la pubblicazione dell’articolo del Corriere della Sera sarà al vaglio di accurati controlli da parte del V reparto dello Stato Maggiore dell’esercito.

L’ex ministro intervistata dalla giornalista Fiorenza Sarzanini manifesta grande insofferenza per l’esplosione del caso mediatico, sentendosi vittima di un vero e proprio attacco, nonostante secondo lei tutto sia stato effettuato in maniera “regolare”.

Non ho chiesto subito l’alloggio pur avendone diritto, ma soltanto nell’aprile scorso. Ho resistito il più possibile nel mio. Un ministro durante la sua attività ha necessità di parlare con le persone in maniera riservata e dunque ha bisogno di un posto sicuro“. Posto sicuro che, spiega l’ex ministro, non poteva essere l’appartamento di sua proprietà in zona Pigneto, in quanto il quartiere è una nota piazza di spaccio e sopratutto aveva bisogno di un alloggio grande, dove incontrare persone che necessitavano di una certa riservatezza.

Alla domanda se il marito avesse diritto all’assegnazione dell’alloggio, la Trenta senza indugi ha replicato che “ha il dritto ad averlo dove lavora. L’altro appartamento è intestato soltanto a me“. Un po’ come a stabilire che rappresenti una normale consuetudine il fatto che due coniugi vivano in due posti differenti e che le assegnazioni da parte dello Stato debbano considerare nel proprio iter procedurale questa specifica situazione. In pratica manifesta il sostegno di una “supercazzola” per aggirare i regolamenti.

Elisabetta Trenta
L’ex ministro della Difesa al fianco del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Ad alimentare il fuoco delle polemiche ci hanno pensato sopratutto i maggiori esponenti del Movimento 5 stelle, in primis il capo politico Luigi Di Maio che ospite stamane su radio Rtl 102.5 del programma ‘Non Stop new‘ ha affermato: “La ministra Trenta ha smesso di fare la ministra circa due mesi fa, aveva tre mesi per lasciare quella casa ed è bene che la lasci. Poi se il marito ufficiale dell’Esercito ha diritto all’alloggio può fare una domanda e sono sicuro che ne avrà diritto, quindi potrà accedere all’alloggio come tutti gli altri ufficiali dell’Esercito“. Il ministro degli Esteri ha inoltre aggiunto: “Questa cosafa arrabbiare i cittadini e fa arrabbiare anche noi, perché siamo sempre quelli che si tagliano gli stipendi, da ministro continuo a tagliarmi lo stipendio, come fanno tutti gli altri sottosegretari e parlamentari del Movimento” .

Aspre critiche sono pervenute anche dall’opposizione. Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha dichiarato: “Elisabetta Trenta viene colta con le mani nel sacco e il M5S va nel panico: il loro capo Di Maio dice che nessuno nel Movimento sapeva che il loro ex ministro della Difesa viveva in una casa dello Stato in centro a Roma“. Mentre il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri chiede che la Trenta “lasci immediatamente quell’alloggio, che è stato concesso al marito mentre lei era ministro. Lo spieghino i grillini a tutti quei militari che fanno domanda per alloggi e non trovano nessun ascolto“.

A questo punto chissà se l’ex ministro Trenta, dopo aver fatto “trentuno”, decida metaforicamente di ritirarsi dal tavolo da gioco, rinunciando definitivamente all’appartamento. Un gesto che se potesse essere valutato ad un’esame varrebbe senza alcun dubbio un “Trenta e lode”!

Carlo Saccomando

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