• 24 Gennaio 2021
  • A TAVOLA

Il pomodoro siciliano “buttiglieddru” diventa un nuovo presidio Slow Food

Scrivere di pomodori a dicembre può sembrare un po’ fuori tempo. Non lo è però se si parla del buttiglieddru di Licata, nell’Agrigentano: qui, nel sud della Sicilia, la semina avviene proprio in questi giorni. Se pensate che sia strano, aspettate di scoprire la tecnica di coltivazione di questo pomodoro appena diventato Presidio Slow Food.

Come accennato, la semina avviene a dicembre ponendo il seme in piccole buche dove prima viene collocato letame non completamente maturo, ovvero con ancora un certo quantitativo di azoto.

“La fermentazione del letame produce calore e favorisce la germinazione dei semi – spiega Ignazio Vassallo, fiduciario della Condotta Slow Food di Agrigento -. Ma questo non è l’unico segreto che da generazioni viene tramandato per proteggere la pianta dal freddo e scongiurare il rischio di gelata: la buca, infatti, viene coperta dalle stoppie del grano, cioè da quel che rimane della mietitura, e attorno ai filari vengono piantate canne di oltre un metro di altezza utili a riparare dal vento.

buttiglieddru

Grazie a queste accortezze, il buttiglieddru matura già alla fine di maggio. “Cinquant’anni fa, quando non c’erano le serre, il pomodoro di Licata era il primo a crescere in tutta Europa, e il nostro mercato il primo d’Italia per quanto riguarda l’offerta di questa primizia – prosegue Vassallo -. Ricordo che venivano ad acquistarlo da noi anche persone da Napoli e dalla Puglia”.

Il buttiglieddru, il cui nome si riferisce alla forma che ricorda quella di una bottiglia, cioè allungata e appuntita, spicca per dolcezza e risulta ottimo se consumato fresco. Da sempre, però, viene anche trasformato in passata, polpa, pomodori secchi oppure concentrato. I produttori del Presidio Slow Food del pomodoro buttiglieddru sono una decina e, dopo essersi riuniti nella Comunità Slow Food per la sostenibilità a Licata e nella Valle del Salso, hanno messo a punto un rigido disciplinare di produzione che prevede, tra le altre cose, l’autoriproduzione della semente, il divieto del diserbo e la semina in campo aperto.

L’area di produzione è compresa tra i comuni di Licata, Palma di Montechiaro, Camastra, Naro, Ravanusa, Campobello di Licata (in provincia di Agrigento) e Butera (in provincia di Caltanissetta).

Redazione

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