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Il ricordo di Paolo Borsellino, uomo di giustizia ucciso dalla mafia

Il 19 luglio 1992 l’attentato di via D’Amelio a Palermo, da parte della mafia, poneva fine alla vita di Paolo Borsellino a 52 anni. Il magistrato italiano, assassinato da Cosa Nostra insieme con cinque agenti della scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi – prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio -, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, e Claudio Traina), muore a pochi mesi di distanza dall’amico e collega Giovanni Falcone, anche lui ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci, insieme con la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. I due magistrati si conoscevano dall’infanzia, da quando giocavano a pallone insieme.

L’intervista di Lamberto Sposini a Paolo Borsellino nel luglio del 1992

Laureatosi con 110 e lode in Giurisprudenza, negli Anni Sessanta Paolo Borsellino partecipa a un concorso per entrare nella magistratura italiana, diventando il più giovane magistrato d’Italia, e iniziando un tirocinio come uditore giudiziario. Da quel momento in poi lavora come pretore, e poi a Palermo porta avanti indagini sulla mafia. Collabora con i magistrati, entrambi assassinati dalla mafia, Emanuele Basile, e Rocco Chinnici (istituì il “pool antimafia”, che diede una svolta decisiva nella lotta alla mafia), con cui si creò un rapporto molto stretto. Nel pool di Chinnici, formato da un gruppo di giudici istruttori che si sarebbero occupati esclusivamente dei reati di stampo mafioso, entra anche Giovanni Falcone. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone lavorano fianco a fianco anche quando sono costretti velocemente a trasferirsi con le famiglie all’Asinara (Sardegna) nel 1985 -perché i Carabinieri intercettano i vertici di Cosa Nostra mentre si apprestano a preparare un attentato contro i due giudici -, luogo in cui lavorano al maxi processo a Cosa Nostra.

Una panoramica del luogo della strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992, paolo borsellino
Una panoramica del luogo della strage di via D’Amelio, il 19 luglio 1992

Di seguito alcune dichiarazioni di Paolo Borsellino.

“Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”.
“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. “È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”.

Simona Cocola

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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