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Imminente l’invasione turca della Siria settentrionale

ISTANBUL. Erdogan l’aveva minacciata diverse volte e alla fine, l’invasione dell’esercito turco sul nord della Siria, è ormai imminente. Negli ultimi giorni, gli annunci da parte degli Stati Uniti hanno creato una certa confusione sull’inizio dell’operazione militare. Se Trump in un primo momento ha dato sostanzialmente luce verde all’attacco, appena poche ore dopo, ha ridimensionato l’appoggio americano, minacciando addirittura ripercussioni sulla già debole economia turca. Ore di incertezza anche per i curdi siriani, considerati terroristi da Ankara, ma preziosi alleati degli Usa nella guerra contro l’Isis.

Il leader turco punta a creare una “zona cuscinetto” al confine meridionale. Il presidente turco ha fatto capire in diverse occasioni che non avrebbe ceduto nella sua rivendicazione. Ha minacciato l’Unione Europea di “aprire le porte” ai profughi siriani (la Turchia ospita oltre 3,5 milioni di rifugiati) e, in un messaggio rivolto agli Stati Uniti, ha detto di essere pronto ad agire da solo nel caso gli Usa rallentino nel progetto. Nelle intenzioni turche, l’esercito dovrebbe occupare un’area di più di 30 chilometri dentro la Siria. Una striscia di territorio lunga 480 chilometri fino all’Iraq. L’obiettivo è noto: contenere le milizie dell’Ypg (Unità di protezione popolare curda), ritenute dalla Turchia l’estensione del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan da anni in lotta per l’indipendenza da Ankara.

Un altro scopo dei turchi è quello di consentire il ritorno in patria di almeno 2 milioni di rifugiati siriani. Di fatto, con la “ricollocazione” di centinaia di migliaia di disperati in fuga dalla guerra, Erdogan pretende dare una risposta ai turchi allarmati dalla grave crisi economica che sta attraversando il Paese.

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