• 9 Dicembre 2021
  • ECONOMIA

Inflazione, un italiano su due taglia la spesa nel carrello

Oltre un italiano su due (52%) taglia la spesa nel carrello a causa dell’aumento dei prezzi che va ad aggravare una situazione resa già difficile dalla pandemia e dal riacutizzarsi dei contagi che mettono a rischio anche il Natale. È quanto emerge dai risultati di un sondaggio sul sito www.coldiretti.it diffuso in occasione della XIX edizione del Forum Internazionale dell’Agroalimentare in programma a Roma.

A causa delle fiammate inflazionistiche il 36% degli italiani dichiara di aver ridotto la quantità degli acquisti, mentre un 16% si è orientato verso prodotti low cost, rinunciando alla qualità e solo un 48% di cittadini non ha modificato le abitudini di spesa.

Un fenomeno che evidenzia come l’effetto dei rincari record dei costi energetici si trasferisca a valanga lungo tutta la filiera alimentare, dai campi alla tavola, aumentando le difficoltà soprattutto per agricoltori e consumatori. Oltre che sul carrello la scure dei rincari si abbatte, infatti, sulle aziende agricole messe sotto pressione dall’incremento congiunto di gas, carburanti, energia elettrica, plastiche e trasporti.

Rincari record dei prezzi di carburanti e gas

Nelle campagne italiani sono addirittura a rischio le semine per il balzo dei prezzi di carburanti e concimi che hanno raggiunto picchi del +143% con costi insostenibili per le imprese agricole impegnate a garantire i rifornimenti alimentari alle famiglie italiane nonostante i problemi legati alla pandemia Covid. L’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%. Non si sottraggono ai rincari anche i fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio che subiscono anch’essi una forte impennata (+60%).

spesa

Impennata dei costi di energia elettrica e plastica: per entrambe +40%

Coldiretti sottolinea che a pesare sulle tasche degli italiani sono soprattutto il rialzo dei costi dell’energia elettrica (+40%), ma anche la stangata su carburanti (+30%) e plastiche (+40%) che influisce su trasporti e imballaggi, secondo stime di Consorzi Agrari d’Italia. Persino il costo di un bancale in legno rispetto allo scorso anno è cresciuto (+77%) passando da 6,80 euro a 12 euro.

Il rischio concreto è che molte aziende agricole scelgano di fermare la coltivazione dei terreni per timore di non riuscire a coprire neppure i costi di produzione, con ripercussioni sulla capacità di autoapprovvigionamento alimentare nazionale.

Dal 2022 in vigore i “decreti salva spesa”

Se l’inflazione sta creando non pochi problemi alle tasche degli italiani costretti a dimezzare la spesa nel carrello c’è una buona notizia che fa ben sperare per il prossimo futuro: il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, che ha firmato i decreti per tutelare la spesa dei prodotti “Made in Italy”. In sostanza i provvedimenti prevedono l’obbligo di indicare in etichetta, dal primo gennaio 2022, la provenienza dell’ingrediente principale: dal latte alla passata di pomo​doro, dai formaggi ai salumi fino a riso e pasta.

La firma dei decreti garantisce trasparenza sulla reale origine su prodotti base della dieta degli italiani, che rappresentano circa tre quarti della spesa, ma resta ancora anonima l’origine dei legumi in scatola, della frutta nella marmellata o nei succhi, del grano impiegato nel pane, biscotti o grissini senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti.

L’etichettatura di origine obbligatoria dei cibi è una delle battaglie storiche intraprese dalla Coldiretti ed è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2002 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia.

Il presidente della Coldiretti, Ettore Pradini, ha accolto positivamente la notizia sottolineando che: “Si tratta di un passo determinante per impedire che vengano spacciati come Made in Italy prodotti ingredienti di bassa qualità provenienti dall’estero che non rispettano i rigidi paramenti di qualità di quelli nazionali“.

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