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La Didattica a distanza torna… nelle superiori!

In questi giorni, molto spesso, parlando di scuola, si usano espressioni del tipo “educazione a distanza”, “formazione a distanza”, “didattica a distanza”. A volte addirittura queste formule vengono usate come se avessero lo stesso significato e vengono pronunciate con l’enfasi che si usa per le frasi magiche, quelle frasi cioè che sono usate per invocare soluzioni miracolose.

Va subito invece precisato che non sono da considerare etichette diverse dello stesso prodotto e che hanno contenuto diverso. Se infatti “educazione a distanza” indica un obiettivo da raggiungere “ didattica a distanza” si riferisce ad un metodo da usare per educare. Di didattica a distanza (DAD) dunque ora si parlerà, vale a dire si farà qualche riflessione sull’attività svolta dai docenti senza la presenza fisica dell’allievo.

Sull’argomento anche il ministero ha emanato provvedimenti per la necessaria regolamentazione . Ma la normativa non è, sia ben chiaro, sufficiente a risolvere il complesso problema.

didattica a distanza

La situazione oggi

Va subito rilevato che la didattica a distanza, cacciata con molta enfasi dalla porta dalla ministra, perché considerata giustamente insufficiente, sta rientrando dalla finestra, trovando ancora una volta il sistema scolastico impreparato, anche se docenti e discenti stanno dimostrando una certa flessibilità e quindi disponibilità.

Nel periodo estivo e nelle prime settimane del anno scolastico appena iniziato purtroppo tutti gli sforzi sono stati rivolti per garantire unicamente le lezioni in presenza senza pensare, sbagliando, a piani alternativi. Per una prova di tutto questo basta pensare all’attenzione dedicata all’acquisto dei banchi con le rotelle, al tempo impegnato per dare istruzioni sulle distanze che le persone all’interno della scuola devono tenere, agli approfondimenti somministrati per le operazioni di sanificazione.

Nessuno però si è posto il problema, sollevato invece a ragione anche dai sindacati, di studiar un piano alternativo legato all’ipotesi di un eventuale ritorno in modo massiccio del contagio. Probabilmente, si può dirlo in modo ironico, per ministero sentenziare no alla didattica a distanza, come è stato fatto, significava garantire l’esistenza delle condizioni idonee per l’attività didattica in presenza.

Ora la realtà è precipitata, la didattica a distanza, mentre si scrivono queste note, è tornata in tutte le scuole medie superiori e ,molta probabilità, tornerà molto presto anche all’ultimo anno delle medie inferiori con tutti problemi, che questo intervento comporta.

didattica a distanza
(Twitter)

Difficoltà per i docenti

Per una seria didattica a distanza è necessario che, sul versante docenti, si verifichino alcune condizioni. Gli insegnanti devono essere preparati a questo tipo di docenza. Non è sufficiente un provvedimento della ministra per garantirne il funzionamento. Appare ovvio, quasi banale, che deve essere fornita la necessaria formazione.

Non sfugge infatti a nessuno che la DAD richiede conoscenze anche da un punto di vista tecnologico, che non necessariamente il docente, chiamato a questo tipo di attività, deve possedere. Sotto questo punto di vista dovrebbero essere attivate tutte quelle iniziative di aggiornamento, che rappresentano il presupposto indispensabile per mettere l’insegnante nella condizione di svolgere didattica a distanza. Bastano queste rapide sottolineature per cogliere una parte dei punti di debolezza della DAD.

Difficoltà per gli allievi

Affrontare il problema, pensando ai docenti, è certamente importante, ma non sufficiente. Si deve infatti tenere in giusta considerazione lo stato dell’arte per quanto riguarda gli allievi, che indubbiamente non si trovano nelle medesime condizioni. Innanzi tutto è necessario garantire a tutti gli stessi strumenti di accesso alla relativa piattaforma.

Non è questa la sede più adatta per fare la casistica delle problematiche studentesche. Queste comunque non si riferiscono solo al possesso e all’uso degli strumenti tecnologici, ma spesso sono legate alle situazioni personali dei discenti, situazioni che molte volte impediscono l’attuazione del diritto all’apprendimento, sancito anche dalla Costituzione.

Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina (Twitter)

I rischi

Due sono i più grossi rischi che si corrono con la didattica a distanza. Il primo: la didattica a distanza provoca l’isolamento dell’allievo e di conseguenza viene a mancare la dimensione sociale che è insita nell’azione educativa. L’allievo deve essere educato con gli altri, in quanto l’essere umano è integrato nella società ed ha bisogno degli altri per crescere bene ed operare altrettanto bene.

In secondo luogo: la didattica a distanza tende ad appiattire il diritto all’apprendimento. La Costituzione italiana prevede che tutti hanno diritto non solo allo studio, ma anche all’apprendimento, vale a dire ad un’educazione su misura della propria condizione personale.

Stabiliti quindi quelli che sono gli obiettivi di un progetto educativo generale, ad ognuno deve essere data la possibilità di arrivare alla stessa meta anche mediante percorsi diversi. La didattica a distanza spesso non offre possibilità di vie diverse per arrivare al medesimo risultato. E questo è veramente negativo.

Prof. Franco Peretti
Esperto di metodologie formative

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Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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