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La famiglia Demitri, fuggita in Canada dalla mafia, si racconta al The Guardian

OTTAWA. Lo scorso 20 febbraio avevamo raccontato per primi in Italia la drammatica storia dei Demitri ( clicca qui per leggere l’articolo), una famiglia italiana costretta a fuggire in Canada perché minacciata dalla criminalità organizzata.

Il popolare quotidiano britannico “The Guardian“, attraverso l’ottimo lavoro del corrispondente da Toronto Leyland Cecco e del collega italiano Lorenzo Tondo, è riuscito ad avere un’intervista in esclusiva con i coniugi Demitri, nel quale hanno raccontato la loro storia in maniera dettagliata. La vicenda ha assunto nuovi importanti risvolti, in quanto tutto il materiale che avevamo acquisito attraverso l’avvocato Richard Boraks, legale della famiglia, probabilmente non è stato corretto nei minimi particolari. Capiamo che lo stimato legale abbia omesso o modificato qualche particolare per tutelare coniugi e figli, ma il pezzo in esclusiva del The Guardian, ci sentiamo in dovere di informare i lettori su come si siano svolti realmente i fatti.

L’articolo integrale sul THE GUARDIAN

(Facebook)

La famiglia Demitri è originaria della provincia di Brindisi, quando Alessandra e Fabrizio si sono incontrati era l’ottobre del 2009 (I nomi sono di fantasia per tutelare l’incolumità familiare). Fabrizio all’epoca fa l’elettricista. Ma il dettaglio più importante è che il lavoro che svolge è solamente un ruolo di copertura: in realtà il Sig. Demitri è un agente dei servizi segreti sotto copertura, un ruolo per il quale è stato selezionato, reclutato e addestrato per anni nei servizi di intelligence italiani. Successivamente gli viene affidata una missione e viene ingaggiato come informatore dalla polizia per infiltrarsi in una compagnia di sicurezza locale che si sospetta possa essere affiliata alla Sacra Corona Unita. Alessandra invece è cresciuta in una famiglia che ha avuto legami con l’organizzazione criminale, ma ne ha sempre preso le distanze.

I problemi seri sono sorti nel 2012, quando il funzionario di polizia a capo dell’operazione top secret viene improvvisamente trasferito, Fabrizio viene lasciato completamente solo senza aver modo di comunicare con le forze dell’ordine. Al di fuori della squadra impegnata nell’operazione, nessun’altro era a conoscenza della missione. Inoltre Fabrizio non risulta iscritto in alcun documento ufficiale dello Stato nel ruolo di infiltrato, per cui viene completamente abbandonato. Un destino molto crudele in quanto un dirigente della società per la quale lavora fa saltare la copertura, i colleghi si coalizzano contro di lui e iniziano a stalkerizzarlo. Il cane della coppia viene avvelenato e uno dei due figli viene picchiato da un compagno di scuola, figlio di un detenuto.

A questo punto decidono di fuggire lontano e dopo giorni costretti a dormire in automobile, si trasferiscono in un piccolo borgo nel Nord Italia, a circa 1000 km dal loro paese d’origine. Nonostante ciò la Sacra Corona Unita riesce a rintracciarli, se ne rendono conto quando mettendo un annuncio di vendita della loro auto, un uomo fingendosi interessato al veicolo riesce ad avvicinarsi alla famiglia e una volta incontrati i coniugi dichiara di provenire del cuore di Mesagne, comune che in passato è stato al centro di rilevanti vicende legate ad attività della Scu.

Temendo per le loro vite e quelle dei loro figli, decisero di vendere tutto quello che possedevano e partire per il posto più lontano possibile, la scelta ricadde sul Canada. Esattamente il 18 settembre 2013, Fabrizio, Alessandra, i due giovani figli e il cane sopravvissuto all’avvelenamento, un golden retriever, sbarcarono a Toronto. Poco dopo l’arrivo presentarono la richiesta di asilo e a Fabrizio fu concesso un permesso di lavoro, i bambini cominciarono la scuola e ritrovando un po’ di serenità la coppia pianificò di espandere il nucleo familiare. Ma la felicità fece presto posto a nuove angosce: nell’agosto 2014 la richiesta di asilo venne respinta. E come raccontato nel precedente articolo seguirono altre richieste, come quella di soggiorno per motivi umanitari nell’aprile del 2017, anche quella respinta il 29 marzo 2018.

Vista di Toronto(Facebook)

Fabrizio confessa nell’intervista al The Guardian che è stufo di nascondersi dalle autorità canadesi e dalla criminalità organizzata, sulla missione segreta svolta in Italia afferma che: “Ero nel posto sbagliato al momento sbagliato, non avrei mai dovuto accettare quella operazione.”

Numerose associazioni e liberi cittadini canadesi ed italocanadesi hanno preso a cuore la vicenda dei Demitri. Durante un incontro avvenuto in un “Comite”(Organismo rappresentativo della collettività italiana) in Canada, presenziato dal ministro dell’immigrazione canadese Ahmed Hussen, nel quale si sono affrontati temi legati all’immigrazione, con riferimenti più attenti nei confronti degli italiani, al ministro è stato chiesto più volte di affrontare la questione legata alla famiglia. Hussen ha deciso di non rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale in merito, e anche l’ambasciatore italiano in Canada , Claudio Taffuri, non ha voluto esprimersi sul caso per non creare situazioni di imbarazzo tra il Governo italiano e quello canadese. I colleghi del Corriere Canadese hanno affermato che il ministro abbia proibito ai suoi collaboratori di nominare il caso e di rispondere alle questioni legate ad esso; difatti l’ambasciatore Taruffi che avrebbe dovuto presenziare all’evento, ha improvvisamente declinato l’incontro per motivi non meglio specificati. Il dubbio è che entrambi, venuti a conoscenza nei minimi particolari della storia e della attendibilità della fonti, sopratutto con riferimento al lavoro del Demitri nei servizi segreti italiani, si trovino in grande imbarazzo e non sappiano più come poter risolvere la situazione di impasse che si è venuta a creare.

Ci auguriamo che attraverso il lavoro giornalistico, questa vicenda possa avere la più vasta diffusione possibile e sopratutto ricevere l’attenzione delle istituzioni, in maniera tale che possano collaborare per cercare di trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. E’ in gioco la vita di una famiglia. La famiglia Demitri.

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