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La missione di Serena: dall’Italia al Ghana per curare i malati di Parkinson

MILANO. Quella che vi vogliamo raccontare è la storia di Serena Caronni, biologa nutrizionista di 27 anni, che da ottobre 2015 collabora con il Centro Parkinson e Disturbi del Movimento dell’ASST Gaetano Pini-CTO. Grazie ad un progetto voluto dal Prof. Gianni Pezzoli, direttore del centro e presidente della Fondazione Grigioni, la giovane dottoressa è stata già due volte in Ghana, dove ha potuto verificare gli effetti benefici su chi è affetto dalla malattia di Parkinson della Mucuna pruriens, una pianta tropicale.

Ho sempre avuto il sogno di lavorare in Africa – ha affermato Serena – e sin dal primo giorno in cui ho messo piede al Centro Parkinson, prima per un tirocinio pre laurea e poi per il mio progetto di tesi con la dott.ssa Michela Barichella, ho chiesto di essere inclusa nella sperimentazione della Mucuna pruriens”. Così la dottoressa lasciato lo studio di Seveso ed è volata più volte in Ghana insieme alla dottoressa Francesca Del Sorbo, neurologa e al dottor Roberto Cilia, neurologo e responsabile scientifico del progetto. Il suo compito, durante i soggiorni in Africa, è stato quello di affiancare i colleghi nella somministrazione della Mucuna pruriens e nell’estrazione della polvere, “miracolosa” in ambito terapeutico, dal seme, oggetto di studi e parte fondamentale del progetto di aiuto ai malati che la Fondazione Grigioni porta avanti da anni.

Serena Caronni impegnata nell’estrazione della polvere

È un processo molto semplice, nel segno della sostenibilità. – spiega la giovane biologa nutrizionista – La Mucuna infatti è una pianta tropicale che cresce spontaneamente in Africa, dove è considerata infestante, e che può essere facilmente coltivata nel giardino di casa. All’interno del frutto di questa pianta si trova la levodopa, il principio attivo con cui in Occidente curiamo chi è affetto dalla Malattia di Parkinson. Basta semplicemente tostare il seme in una padella, aspettare che si schiuda, estrarre la parte interna, macinarla fino a ridurla in polvere e mescolare la polvere in acqua”.

Dopo pochi minuti dalla somministrazione si possono notare gli immediati miglioramenti: “Gli effetti della Mucuna sembrano miracolosi perché spesso i malati in Ghana non hanno mai assunto nessun farmaco per combattere i sintomi del Parkinson e lo stadio della malattia è spesso molto avanzato. In molti muoiono di Parkinson – ha affermato la dottoressa Caronni, che poi ha voluto evidenziare come il primo passo per la riuscita del progetto sia stato quello di coinvolgere e formare il personale medico locale: “Sono rimasta piacevolmente sorpresa da come funzionano gli ospedali in Ghana, soprattutto grazie ai medici eccezionali che ho incontrato che hanno a cuore il benessere dei pazienti. I medici in Africa vivono il loro lavoro davvero come una missione e i pazienti sono sempre riconoscenti per le cure ricevute, al di là dell’efficacia”.

A febbraio 2018 è stato pubblicato un lavoro di confronto tra la terapia tradizionale e quella con la Mucuna pruniens effettuato presso una clinica in Bolivia, dove la neurologa locale utilizzava la polvere tostata come fonte di levodopa per trattare i pazienti con la malattia di Parkinson che non potevano permettersi di acquistare le terapie farmacologiche standard. Durante lo studio le terapie sono state entrambe somministrate, secondo una sequenza casuale (randomizzata), agli stessi pazienti per 8 settimane. I 14 pazienti che hanno partecipato allo erano affetti da malattia di Parkinson con fluttuazioni motorie e movimenti involontari. Lo studio ha confermato che la terapia a base di semi di Mucuna è efficace e sicura tanto quanto un preparato farmaceutico nel controllare la sintomatologia motoria.

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