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La tartaruga Aurora disintossicata tornerà in mare

RAVENNA. Ci sono voluti due mesi per espellere i rifiuti di plastica scambiata per cibo e ingerita in mare, ma ora la tartaruga marina Aurora è finalmente ‘disintossicata’ e pronta per il ritorno in mare. L’esemplare è stato curato dal centro ricerche ravennate Cestha, dove era stato portato per un motivo sempre più ricorrente tra le specie marine: l’ingestione di plastica, uno dei grandi flagelli del mare su cui oggi la Giornata mondiale degli oceani accende più che mai i riflettori. La plastica sta diventano la causa primaria di morte per le tartarughe marine. È quanto rivela un recente studio pubblicato su Nature, pronto a rivelare dei dati davvero drammatici: il 50% delle tartarughe scambia la plastica per cibo e, degli esemplari che ingeriscono il materiale, le possibilità di sopravvivenza si riducono sensibilmente.

Secondo quanto rivelato dallo studio, circa il 50% delle tartarughe ha ingoiato, nel corso della propria esistenza, della plastica. Di queste, sembra che l’ingestione di almeno 14 pezzi di plastica, anche di piccole dimensioni, possa aumentare del 50% il rischio di morte improvvisa, per esemplari comunque destinati a una scarsa aspettativa di vita. I residui dei rifiuti, infatti, quando non bloccano le vie respiratorie rimangono nello stomaco degli animali, impedendo la normale digestione e la possibilità di assorbire gli elementi nutritivi dai cibi. Britta Denise Hardesty, a capo dello studio che ha coinvolto diversi istituti universitari, ha scoperto come l’inquinamento da plastica colpisca circa 700 specie marine diverse. Dalle autopsie condotte in Australia su 300 tartarughe rinvenute senza vita, gli esperti hanno potuto stimare tre grandi gruppi di cause di morte: a causa della plastica, non relativi alla plastica e sconosciute. Del gruppo relativo al materiale, dalle indagini è emersa una grande variabilità dei residui ingeriti – da un singolo pezzo a 329 – di conseguenza anche il minimo contatto può rivelarsi letale in alcuni casi. Non è però tutto, poiché i ricercatori hanno scoperto come siano le tartarughe più giovani a essere maggiormente più colpite dal fenomeno, forse perché non ancora pienamente esperte e quindi più inclini a scambiare bottiglie, tappi e sacchetti come prede o vegetali. “La stessa Aurora- spiega Simone D’Acunto, direttore del Cestha, è stata in cura due mesi- per permetterle di espellere tutta la plastica ingerita naturalmente e senza operarla”. Un intervento infatti avrebbe comportato “una degenza molto più lunga” e quindi un ritorno in libertà più complesso. Aurora è salva e tornerà in mare domani, domenica 9 giugno, nell’ambito della discesa dei fiumi uniti, organizzata da Trail Romagna. Arriverà al bagno Saraghina di Lido di Dante alle ore 13.45 e, dopo un momento di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche che affliggono questi animali marini, alle 14.15 verrà liberata al largo grazie al supporto della Capitaneria di Porto di Ravenna. Oggi il centro Cestha, per la giornata degli oceani, resta aperto al pubblico a Marina di Ravenna dalle 16 alle 18. Un lieto fine che vorremmo si ripetesse sempre più salvando la vita di tante tartarughe marine.

Norbert Ciuccariello

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