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Lav ottiene i documenti sulla sperimentazione sui macachi

I ricorsi al Tar, la raccolta firme, e adesso la richiesta di revoca dell’autorizzazione alle sperimentazioni. Questa è la battaglia che sta conducendo la Lav, Lega antivivisezione, con l’obiettivo di salvare i macachi dagli esperimenti a Torino. Sono state raccolte 333mila firme in due mesi, che hanno permesso di acquisire dal ministero della Salute, dopo oltre un anno di azioni legali e due ricorsi al Tar, i documenti relativi all’autorizzazione del protocollo sui macachi di Torino. Era stata negata l’esistenza, e poi l’accessibilità, in un primo momento, ma la mobilitazione di molti ha dato i primi risultati sperati.

Di seguito il video delle proteste.

Cosa sta succedendo? Le carte in mano alla Lav riguardano l’autorizzazione concessa all’Università di Torino a condurre il progetto “Meccanismi anatomo-fisiologici soggiacenti il recupero della consapevolezza visiva nella scimmia con cecità corticale”. Si tratta di una sperimentazione, secondo la Lav, che porterebbe una prolungata e dolorosa fase di training sui macachi presso gli stabulari di Parma, con esperimenti invasivi ai danni della corteccia visiva e, infine, l’uccisione. Al momento, quindi, legali ed esperti scientifici dell’associazione stanno lavorando per chiedere che l’esperimento sia bloccato, perché: “I nostri sospetti erano fondati, e siamo impegnati al cento per cento ad analizzare il protocollo per dimostrare scientificamente, eticamente, e giuridicamente che requisiti richiesti dalla legge non sono rispettati. Chiediamo ancora più forte la revoca immediata dell’autorizzazione, e la liberazione di tutti i macachi”, fa sapere la Lav, che dà appuntamento per due cortei di protesta il 14 settembre a Parma e il 12 ottobre a Torino.

macachi sperimentazione

Da parte sua Unito rispondeva alla petizione “Salviamo i macachi”, che gli animali non sarebbero resi ciechi, ma solo non vedenti in alcune zone del campo visivo, ribadendo la sua solidarietà al collega prof. Marco Tamietto per gli attacchi subiti, e ricordando che, come si legge sul sito dell’università, “gli ispettori non hanno riportato nessuna anomalia di rilievo. Nel verbale si legge anzi che i soggetti non hanno manifestato segni di paura o di stress in presenza di personale estraneo, continuando ad esercitare le loro attività abituali […] non sono presenti stereotipie, né alopecie da stress, né fenomeni di autolesionismo […] o ancora Le gabbie sono fornite di un’ampia gamma di strumenti di arricchimento ambientale (corde, trapezi, contenitori di cibo di varia forma per stimolare la ricerca di cibo, televisione e musica di sottofondo)”.

A questo link il parere dell’Università di Torino, e qui la risposta della Lav.

Simona Cocola

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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