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“Lavorare meno pur di continuare a lavorare” mesto slogan di governo previsto nel nuovo decreto

ROMA. “Lavorare meno lavorare tutti” recitava uno slogan degli anni ’70 quando in Italia era ancora tangibile l’industrializzazione. Lavorare meno pur di continuare a lavorare, è il ben più mesto arrangiamento attuale di quello slogan… La crisi innescata dal Coronavirus potrebbe abbattere il muro della settimana di 40 ore e già nel decreto maggio potrebbe spuntare una norma che permetta di tagliare l’orario e convertirlo in formazione, magari puntando sul digitale, mantenendo però intatta la busta paga. Una nuova ipotesi che di sicuro piace ai sindacati, che il premier Giuseppe Conte ha chiamato a Palazzo Chigi proprio per illustrare i capisaldi del nuovo decreto, primo di una serie di incontri che si concluderà mercoledì in tarda mattinata con chi sarebbe chiamato eventualmente ad applicare le nuove norme su lavoro e salario, cioè le imprese.

Il provvedimento potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri giovedì, o al massimo venerdì: intanto iniziano a prendere una forma definitiva alcuni interventi, dalle risorse per la medicina territoriale e gli ospedali Covid, che dovrebbero salire a oltre 3 miliardi, al sussidio per le famiglie in più in difficoltà: la maggioranza sarebbe vicina a un’intesa sul reddito di emergenza come norma a tempo, di due-tre mensilità, e che potrebbe cambiare nome in “contributo di emergenza” per rendere ancora più chiaro che si tratta di una misura temporanea e non strutturale. La fase “è difficile”, il Pil avrà una caduta “brusca”, ma il governo è pronto a un intervento “cospicuo” e bisogna rimboccarsi le maniche, ha spiegato il premier ai sindacati, insieme al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, rilanciando l’idea di un nuovo “Patto sociale” per ragionare sui modelli di sviluppo una volta superata l’emergenza, compresa la definizione di “nuove forme contrattuali innovative” e “adeguate alle nuove forme di lavoro”. Il nuovo decreto in deficit per 55 miliardi avrà come pilastro la protezione del lavoro, con rinnovo di Cig e cassa in deroga per altre 9 settimane (per 14 miliardi), rinnovo del bonus per gli autonomi (che per il mese di maggio salirà per i più danneggiati a 1000 euro) e nuovi sostegni a diverse categorie, a partire da colf e badanti. Per evitare una emorragia di posti di lavoro saranno congelati i licenziamenti per altri 3 mesi e prorogata la Naspi per altri due. Intanto si fa strada la possibilità di intervenire sull’orario di lavoro. Il governo, con la ministra Catalfo sta studiando la questione. Comunque il Paese chiede di fare presto, necessitano interventi immediati e l’unica vera novità che si attende è che si passi dalle parole ai fatti, fatti che vogliono dire aiuti veri e tangibili laddove non c’è più tempo per attese e i tatticismi del politichese.

Norbert Ciuccariello

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