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Lavoro, continua ad aumentare il gap occupazionale tra Nord e Sud

Si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni“. Lo comunica il Rapporto Svimez, ovvero il rapporto sull’economia del Mezzogiorno pubblicato ogni anno dal 1974, che raccoglie i principali indicatori e gli andamenti dell’economia meridionale in numerosi settori chiave quali industria, edilizia, terziario, credito, finanza pubblica, infrastrutture e trasporti, politiche del lavoro, di coesione, industriali, demografia, mercato del lavoro e popolazione.

Svimez, associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, sottolinea come: “La crescita dell’occupazione nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27.000)“. Il 2019 vede il Sud entrare in “recessione”, con un Pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale). Situazione che però dovrebbe subire un leggero miglioramento a partire dal 2020: una “debole ripresa” che farà crescere il Mezzogiorno non oltre lo 0,2% (a fronte dello 0,6% dell’Italia nel complesso).

Grande attenzione inoltre è stata posta alla cosiddetta ‘trappola demografica‘: dal rapporto Svimez emerge come dall’inizio del nuovo secolo abbiano lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. Inoltre mentre in Italia nel 2018 si registra “un nuovo minimo storico delle nascite“, anche il Sud non è da meno con circa 6 mila bambini in meno rispetto al 2017. La novità, si spiega, è “che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli“.

Norbert Ciuccariello

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