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L’economia potrà diventare una scienza, ed eliminare disoccupazione e povertà?

Tutte le attività intellettuali che non hanno come controllo esperimenti riproducibili in laboratorio non sono scienza” (Antonino Zichichi, fisico).

L’economia non ha come controllo esperimenti riproducibili in laboratorio: pertanto non è una scienza.

Il primo tentativo di elevare l’economia al rango di scienza lo si deve nel 1874 all’economista francese Léon Walras (il padre della microeconomia). Walras definiva, per esempio, la utilità marginale come la “derivata dell’utilità effettiva rispetto alla quantità posseduta, esattamente come si definisce la velocità: derivata dello spazio percorso rispetto al tempo impiegato a percorrerlo”. Walras definiva l’economia politica pura (la economic theory, la political economy) “una scienza del tutto simile alle scienze fisico-matematiche”.

Ma il termine “political economy” (economia politica) non ha assonanza con physics (fisica).

L’economista inglese Alfred Marshall (che è stato il professore di John Maynard Keynes – il padre della macroeconomia) ha introdotto nel 1890 il neologismo “economics” (tradotto in italiano con “economica”). Egli inizia il suo poderoso volume Principles of Economics così: “L’Economia politica o Economica è uno studio del genere umano negli affari ordinari della vita; essa esamina quella parte dell’azione individuale e sociale che è più strettamente connessa col conseguimento e con l’uso dei requisiti materiali del benessere”.

Il termine “economics” ha assonanza con physics (entrambi terminano con il suffisso “-ics”). Come la fisica si fonda sulla matematica, pure l’economia (secondo Walras) può fondarsi sulla matematica. Gli economisti matematici non vedono molta differenza tra il calcolare la traiettoria di un razzo e il calcolare le variabili che assicurano il massimo benessere di un Paese.

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L’economista inglese Alfred Marshall (Twitter)

Ma è così? L’economia è in grado di calcolare le variabili che assicurano il massimo benessere di un Paese?

Ne dubita, per esempio, il Comitato Nobel, che ogni anno assegna il Premio Nobel a chi ha “apportato i maggiori benefici all’umanità” secondo le volontà espresse da Alfred Nobel nel 1895 nel suo testamento in cui sono indicati i campi dove tali benefici vanno riscontrati: fisica, chimica, medicina, letteratura, pace.

Alfred Nobel non pensò mai ad un premio destinato a economisti. Nel 1968 la Banca di Svezia propose al Comitato Nobel di istituire un ulteriore premio destinato all’economia, che sarebbe stato finanziato dalla Banca stessa. A partire dal 1969 il Nobel per l’economia viene assegnato ogni anno a quegli economisti “che hanno nel precedente anno reso un grande servizio all’umanità” (secondo la definizione data dalla Banca Centrale svedese).

Non si tratta di un Premio Nobel, ma di un “premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel”. L’equivoco nasce dal fatto che il conferimento del premio della Banca di Svezia avviene assieme a quello dei Premi Nobel per la fisica, chimica, medicina, letteratura, pace.

Il problema è legato alla natura per così dire “ambigua” dell’economia: di un fisico o di un chimico si possono individuare i meriti scientifici grazie ad una loro scoperta, di un medico si può riconoscere il merito di avere individuato un farmaco per curare una malattia. Ma per un economista? Non è in discussione il riconoscimento del valore dell’economista, ma è certamente più complicato individuare il suo apporto specifico al miglioramento della società. L’economia quindi non ascende, come gli economisti vorrebbero, all’Olimpo delle scienze “hard” (scienze fisiche) e rimane nel dominio delle scienze “soft” (scienze sociali).

E allora torniamo da dove siamo partiti: “Tutte le attività intellettuali che non hanno come controllo esperimenti riproducibili in laboratorio non sono scienza” (Antonino Zichichi, fisico).

È possibile, oggi, trasformare l’economia in scienza, al pari di altre scienze come la fisica e la chimica? È possibile, oggi, eseguire esperimenti riproducibili in laboratorio e calcolare le variabili che assicurino il benessere di un Paese, eliminando piaghe sociali come la disoccupazione e la povertà? Oggi ciò è possibile. Con l’economatica: la nuova scienza economica che nasce dalla fusione dell’economia con l’informatica.

Claudio Maria Perfetto

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