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Lutto nel mondo della scherma: è morto il maestro Antonio Di Ciolo

Quest’oggi la scherma italiana è in lutto: nella notte è scomparso, per l’aggravarsi delle condizioni di salute, il maestro Antonio Di Ciolo. Pisano, classe 1934, è stato tra i maestri protagonisti della scherma moderna. Caposcuola e capostipite della scherma pisana, ha formato in pedana intere generazioni di atleti che gli hanno regalato gioie ed emozioni, dai trionfi ai Gran Premi Giovanissimi sino alle medaglie iridate ed olimpiche.

Tra gli allievi più illustri spiccano campioni del calibro di Alessandro Puccini, oro olimpico nel fioretto individuale ad Atene 1996, campione europeo (Bolzano 1999) e due volte campione del mondo nel fioretto a squadre (Lione 1990 e Atene 1994), Simone Vanni, campione olimpico nel fioretto a squadre ad Atene 2004, 3 ori mondiali e 4 ori europei, e Salvatore Sanzo, anch’egli oro olimpico nel 2004, 4 volte campione iridato e 3 volte campione continentale. Vanni e Sanzo sono originari di Pisa, mentre Puccini di Cascina, comune nel Pisano.

La “sua” scherma: originale, innovativa e unica

Di Ciolo è ricordato da tutti per aver insegnato la “sua” scherma, un mix di originalità, innovazione e unicità. Ha soprattutto portato tra le pedane il “suo” modo di essere e di interpretare la vita. Coloro i quali hanno avuto l’onore di essere suoi allievi, sin da piccoli, sono stati cresciuti a suon di “vita e scherma”. Ha interpretato infatti il ruolo di maestro, forgiando uomini prim’ancora che atleti.

Antionio Di Ciolo
Antonio Di Ciolo (foto Augusto Bizzi)

Istrionico, ribelle ed anarchico, è stata presenza fissa tra le pedane di scherma sin dagli anni Cinquanta. Dopo il titolo di Maestro di scherma conseguito nel 1960, ha insegnato sino al 1994 al CUS Pisa, spostandosi poi sino al 1997 al Fides Livorno e dal 1994 al 2005 al Pisascherma, prima di far nascere, nel settembre del 2005 il Club Scherma Pisa “Antonio Di Ciolo”.

Inoltre ha ricoperto l’incarico di maestro della Nazionale di scherma. Tra i primi a comprendere la valenza culturale prim’ancora che sportiva e tecnica della scherma paralimpica, è stato maestro dell’allora Nazionale Disabili dal 1985 sino al 2000.

I libri pubblicati dal maestro Di Ciolo

Diversi sono stati anche i libri che ha pubblicato: dal “Pronti a voi…” con Paolo Macchia Piccini, nel 1996, a “Il Gioco della scherma“; scritto nel 1996 con Lio Bastianini e Mario Gori, ma anche “La Scuola Di Ciolo” edito nel 2007 e scritto con la collaborazione del figlio Enrico, di Simone Piccini e Sabrina Balestracci. Nel 2010 dà alle stampe il suo “Manuale di Scherma“, presentato anche nel corso dei Campionati del Mondo Catania 2011. Infine, a dicembre 2019, ha pubblicato il libro “Non perdo nemmeno se mi battono“, scritto con Roberto Scarpa e volto ad esprimere la sua “teoria anarchica del combattimento“.

Al di là dei numeri delle medaglie conquistate dai suoi atleti, l’apporto alla scherma italiana del maestro Antonio Di Ciolo sta nella rivoluzione dei metodi d’allenamento e di insegnamento della scherma. Ma anche, e soprattutto, nel suo modo di interpretare la scherma.

«Se qualcuno mi chiedesse se la scherma ha influenzato la mia vita – scrisse lo scorso mese di giugno in un messaggio rivolto alla Federazione Italiana Scherma in occasione dei festeggiamenti per il 111esimo anno di vita federale – gli risponderei che la mia vita è totalmente ammessa e connessa alla Scherma. Ne ho assorbito l’essenza da sempre».

Antonio Di Ciolo (foto Augusto Bizzi)

Il ricordo del presidente della FIS Giorgio scarso

Il Presidente della Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso, ha commentato la scomparsa con parole commoventi: «Con oggi scompare un pezzo di storia della scherma italiana. La scherma di Antonio Di Ciolo è stata innovativa e questo gli ha permesso di farsi conoscere, apprezzare e seguire in tutto il mondo. I suoi metodi pedagogici, fuori dagli schemi, hanno condensato non solo sport e tecnica schermistica, ma una grande dote di umanità: una miscela che lo ha reso unico nel panorama mondiale

«Con la perdita di Antonio Di Ciolo, perdiamo uno dei capisaldi della scherma italiana – prosegue il presidente federale – alla quale, oltre ai grandi campioni forgiati, ha dato una linfa nuova ed un impulso innovatore alla classe magistrale. In lui, ogni maestro di scherma, ha visto un esempio da seguire ed imitare, ma il suo estro lo ha reso sempre unico ed irragiungibile.» Il presidente Scarso ha infine ricordato che Di Ciolo è stato tra i primi maestri a dedicarsi con impegno e dedizione all’insegnamento della scherma paralimpica.

Carlo Saccomando

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Carlo Saccomando

Classe 1981, giornalista pubblicista. Poco dopo gli studi ha intrapreso la carriera teatrale partecipando a spettacoli diretti da registi di caratura internazionale come Gian Carlo Menotti, fondatore del "Festival dei Due Mondi" di Spoleto, Lucio Dalla, Renzo Sicco e Michał Znaniecki. Da sempre appassionato di sport lo racconta con passione e un pizzico di ironia. Attualmente dirige il quotidiano "Il Valore Italiano".

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