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Manfredonia come Taranto: la storia dell’Enichem e dei cittadini

MANFREDONIA. Era il 2014 quando nacque il progetto “Indagine conoscitiva sullo stato di salute della popolazione e dell’ambiente nella Città di Manfredonia – Sorveglianza epidemiologica partecipata e permanente”, un progetto partecipato con i cittadini, riuniti nel Coordinamento Cittadino Ambiente e Salute. A fine estate 2013 il sindaco  Angelo Riccardi contattava la dottoressa Maria Angela Vigotti per avviare uno studio con l’obiettivo di capire lo stato di salute della popolazione di Manfredonia. Questo a causa dell’incidente avvenuto nel 1976, quando dagli impianti Enichem, azienda petrolchimica del gruppo Eni – che aveva assorbito le principali attività di EniChimica S.p.A., la quale gestiva le società del gruppo Anic e le acquisite -, si sprigionò una nube tossica contenente composti a base di arsenico. La sede dell’azienda si trovava in località Macchia, territorio di Monte Sant’Angelo, poco distante da Manfredonia.

Non ci fu alcuna autorità che condusse uno studio sulla popolazione, di cui faceva parte anche Nicola Lovecchio, l’unico operaio che, pur ammalandosi di tumore al polmone e morendo a 49 anni, condusse una personale indagine “scalza”, come fu nominata, su numerosi casi di lavoratori della fabbrica che si erano ammalati, e dalla quale partì un esposto alla Procura della Repubblica di Foggia nel 1996, un’inchiesta, un processo, ma anche l’assoluzione dei vertici ex Enichem, senza il riconoscimento di disastro ambientale. Nel 2015, su richiesta del dottor Maurizio Portaluri, medico di Nicola Lovecchio che lo seguì nel suo calvario – scoprendo con lui che, riconosciuta un’intossicazione acuta da arsenico94, gli fu nascosto per anni il tumore nelle cartelle cliniche -, si capì che era necessario condurre una ricerca epidemiologica. Lo studio confermerà l’aumento di mortalità per tumore, di malformazioni congenite, e di malattie cardiovascolari a causa dell’inquinamento ambientale. Tra le pagine della relazione, a cura di Emilio Gianicolo e Maria Angela Vigotti, sull’indagine conoscitiva sulla stato di salute della popolazione e dell’ambiente nella Città di Manfredonia, si legge: “A metà anni Novanta sempre più chiaramente si manifestava la lunga ombra che la contaminazione da arsenico aveva comportato nel pregiudicare la salute e la vita di tanti di loro”.

L’Enichem, pur terminando la produzione nel 1993, lasciò una profonda ferita nella città e nei suoi abitanti, perché la catastrofe che colpì Manfredonia non si è mai interrotta. Lo testimoniano il docu-film “Non abbassare la guardia. Mai – Manfredonia la catastrofe continuata” realizzato da Massimiliano Mazzotta, grazie alla collaborazione della cittadinanza, e presentato in anteprima alcuni giorni fa a Taranto, e il libro di Giulia Malavasi “Manfredonia Storia di una catastrofe continua”. In tutto ciò, buone notizie sono arrivate prima nel 2018 con l’istituzione della struttura permanente “Casa della Salute e dell’Ambiente”, mentre con un atto recente la Commissione straordinaria del Comune di Manfredonia ha deliberato di individuare quale sede della struttura un locale ubicato presso la Biblioteca Comunale sita nel Palazzo dei Celestini.

Simona Cocola

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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