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Mantenimento diretto, l’associazione che si batte per i diritti dei bambini

L’associazione “Mantenimento DirettoMovimento per l’Uguaglianza Genitoriale“, è impegnata da tempo nella promozione della cultura della bigenitorialità e della cogenitorialità. Il suo presidente, l’avvocato Salvatore Dimartino nell’intervista odierna vuole mettere a conoscenza l’opinione pubblica di una delle battaglie principali dell’associazione: superare l’attuale sistema del mantenimento indiretto del minore i cui genitori sono separati o divorziati e che privilegia la stabilità logistica a quella effettiva con conseguente lesione del diritto all’integrità delle relazioni familiari tutelato da numerose convenzioni internazionali.

Qual è il problema principale legato all’affidamento del minore in caso di separazione?

Da troppo tempo, si trascina irrisolta la questione dell’affido dei minori in caso di crisi familiare. Pur esistendo una buona legge – 8 febbraio 2006 n. 54 – questa è sostanzialmente disapplicata o applicata in modo del tutto formalistico senza realizzare lo scopo per cui il legislatore l’ha voluta: garantire il diritto dei bambini a ricevere cura ed accudimento diretto da entrambi i genitori, anche in caso di loro separazione. Come accertato dall’Istat, al di là dell’assegnazione formale dell’affido condiviso che il giudice è tenuto a effettuare in via prioritaria rispetto all’affidamento esclusivo, per tutti gli altri aspetti considerati in cui si lascia discrezionalità ai giudici la legge non ha trovato effettiva applicazione. Troppo spesso i tempi di convivenza e frequentazione sono troppo sbilanciati e per quanto riguarda le disposizioni economiche raramente i magistrati adottano il mantenimento diretto per capitoli di spesa, privilegiando il metodo del mantenimento indiretto che è deresponsabilizzante e diseducativo: le separazioni con assegno di mantenimento corrisposto dal padre negli ultimi 10 anni sono stabili (94% del totale) e coincidente con quelle precedenti all’introduzione della legge 54/06.”

mantenimento diretto

Quali sono le conseguenze che scaturiscono dalle decisioni dei tribunali?

Il risultato di tutto ciò è oltremodo evidente: in caso di separazione, i bambini, sono molto spesso al centro di aspre contese non solo e non tanto perché i genitori fanno a gara per mostrare il loro affetto ma per ragioni di carattere economico, visto che, chi tra gli adulti ne avrà la collocazione avrà solo da guadagnarne. Una condizione esattamente identica a quella che, ad un livello superiore, hanno fatto emergere le recenti indagini dell’Autorità Giudiziaria: bambini che venivano allontanati dalle famiglie di origine con violenze fisiche e psicologiche di ogni genere per il solo scopo di affidarli ad altre famiglie che avrebbero incassato soldi pubblici per il loro sostentamento.

Quindi in sostanza a rimetterci sono sempre i minori?

Siamo di fronte ad un circuito vizioso che, ammantandosi del nobile principio del superiore interesse del minore lo tradisce riducendolo ad una misera questione di soldi. Ed è qui che sta il nocciolo della vicenda: i bambini sono sempre vittima del conflitto di interesse degli adulti, sia che questo riguardi i genitori che si separano sia quando sono chiamate le istituzioni ad intervenire a sua tutela. Un conflitto oggettivamente favorito da un lato dalla mancanza di una chiara individuazione dell’interesse del minore e dall’altro da un’eccessiva frammentazione di competenze istituzionali che favoriscono opacità di ogni genere per non dire altro.”

Non crede che i giudici siano sufficientemente preparati per poter determinare quale sia la soluzione migliore per il minore?

Quello della preparazione dei magistrati è un tema delicato, purtroppo, affrontato dal CSM in modo discutibile visto che, come risulta dalle cronache, è stata spesso affidata ad associazioni che hanno formato o collaborato con professionisti coinvolti nei recenti fatti di cronaca o in altre che hanno destato clamore mediatico senza giungere ad alcuna certezza giudiziaria o, peggio, di assoluzione degli imputati per non aver commesso il fatto. Un aspetto che come associazione approfondiremo e che apre ad alcuni interrogativi: qualcuno davvero crede che, per restare nel campo delle separazioni, un giudice sia in grado di stabilire quale sia la soluzione migliore per realizzare l’interesse del minore e garantire i suoi diritti dalla semplice lettura di due fascicoli di parte che stanno litigando su tutto e che danno una rappresentazione perfettamente opposta della realtà familiare? ”

Quali sarebbero le possibili soluzioni?

Occorre allora semplificare al massimo il sistema ed eliminare ogni possibile forma di conflitto di interesse. A partire dall’introduzione del principio del mantenimento diretto come regola generale di accudimento e cura del minore, limitando l’intervento del giudice ai soli casi di sua esclusione concretamente supportati. Un meccanismo semplice ed efficace allo stesso tempo perfettamente in grado di realizzare l’interesse del minore e garantirne ogni diritto: cos’è il mantenimento di un figlio se non il soddisfacimento diretto dei suoi bisogni fisici, affettivi e materiali? E come garantire il diritto del minore all’integrità delle sue relazioni familiari se non ritenendo prevalente la relazione affettiva sulle esigenze logistiche?
Da qui il nome della nostra associazione – Mantenimento Diretto, appunto – che riunisce quanti ritengono che gli obblighi di collaborazione reciproca dei genitori verso i figli permangono integri anche dopo la loro separazione e che la migliore condizione di benessere psicofisico del minore sia rappresentata dalla concreta possibilità di ricevere accudimento, cura, educazione ed istruzione in modo diretto da entrambi i genitori senza alcuna distinzione di genere o ruolo e dalla conseguente possibilità di frequentazione paritaria.”

mantenimento diretto

In sostanza cosa si intende per “mantenimento diretto”?

Non si tratta di una questione di soldi come strumentalmente osservato dagli oppositori ma di un modo per evidenziare il vero contenuto dell’interesse del minore: è un dato scientifico ormai definitivamente acquisito che trascorrere tempi equilibrati con entrambi i genitori e ricevere cura ed accudimento diretto da parte di entrambi comporta indici di salute e benessere psicofisico pressoché identici tra minori che vivono in famiglie separate e quelli che vivono in famiglie unite. A differenza dei minori che invece vivono una condizione di squilibrio temporale o ricevono cura ed accudimento in forma indiretto e che mostrano importanti ripercussioni, anche neurobiologiche, che si estrinsecano clinicamente a distanza anche di molti anni e sono in grado di trasmettersi anche alle generazioni successive. Senza parlare poi delle influenze negative sui processi di socializzazione primaria e secondaria dei minore e della possibilità che essi crescano con la metà di ciò che hanno bisogno.”

Perché la proposta del mantenimento diretto non è mai stata presa in seria considerazione ?

L’opzione del mantenimento diretto è stata chiaramente espressa dal legislatore nel 2006 e ribadita in tutti quei disegni di legge, presentati sino ad oggi, che hanno evidenziato i difetti dell’attuale sistema del mantenimento indiretto, che privilegia ed antepone gli interessi degli adulti a quelli del minore e che che non sono stati approvati per mere ragioni di convenienza politica. Eppure rappresenterebbe una scelta pragmatica sulla quale occorrerebbe tornare a riaprire un dibattito pubblico serio e scevro da pregiudizi ideologici e mistificazioni per costruire un sistema che garantisca ai nostri figli una vita serena ed armoniosa anche quando le loro famiglie sono in crisi o sono fonte di pericolo per loro.

Carlo Saccomando

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