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Mario Tozzi spiega perché la natura si è riappropriata rapidamente dei suoi spazi

La diffusione del Coronavirus ha costretto più di 4 miliardi di persone nel mondo a rimanere nelle proprie abitazioni. Una situazione che ha permesso alla natura, inteso come mondo animale e vegetale, di riappropriarsi di quegli spazi che solitamente erano occupati prevalentemente, se non esclusivamente dall’uomo. Come esempio lampante basti pensare alle aree urbane che oggi vengono frequentate da diverse specie animali. Tra le principali peculiarità che maggiormente hanno sorpreso di questo fenomeno spicca la rapidità cui è avvenuto.

Su questo argomento è intervenuto Mario Tozzi, geologo e primo ricercatore Cnr, che questa mattina è stato ospite della trasmissione radiofonica “Chiamate Roma triuno triuno“, in onda su Radio Deejay, condotta dal Trio Medusa. L’esperto è inoltre conduttore e tra gli autori del programma televisivo di divulgazione scientifica Sapiens, in onda su Rai 3.

Il vero ostacolo alla propagazione del mondo e dell’ambiente è il genere umano.” Queste le prime affermazioni di Tozzi, che poi ricorda come una circostanza simile a quella attuale si sia già verificata nel recente passato a Pripyat, cittadina vicino a Chernobyl, che decenni dopo il tragico indicente nucleare del 1986, causato dalla fusione del nocciolo, è diventata una foresta nel quale è presente la più grande biodiversità d’Europa “Il problema non era la centrale nucleare ma la presenza dell’uomo.

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Mario Tozzi

Secondo il divulgatore scientifico il fatto che la natura avanzi con una tale velocità non può che rappresentare un dato positivo perché fa comprendere come anche le ferite più dolorose inferte alla mondo naturale, e l’uomo ne ha commesse parecchie, si potrebbero riprendere velocemente se solo l’uomo lo rendesse possibile.

Secondo Tozzi sulla riappropriazione degli spazi da parte della natura si possono fare due importanti considerazioni: “Da un alto ci dice quanto l’ambiente in cui viviamo possa essere forte, dall’altro afferma quanto potremmo ripartire in una maniera diversa. Cioè ci fa capire quanto abbiamo bisogno di questa ricchezza di vita nel mondo naturale.” La natura spesso è stata cacciata fuori dai confini umani, talvolta era inevitabile che ciò avvenisse, ma altrettanto spesso questo modus operandi ha portato a situazioni catastrofiche come la diffusione di pandemie come quella attuale: si provi a pensare alla deforestazione e alla conseguente migrazione dei pipistrelli portatori del Covid-19.

Osservando il netto calo dell’inquinamento, conseguenza del quasi azzeramento del traffico veicolare e quello aereo, che ha portato al netto calo della presenza degli ossidi di azoto nei nostri cieli, il primo ricercatore del Cnr afferma che siamo potremmo essere giunti ad una fase cruciale della nostra esistenza: “È proprio il momento in cui possiamo pensare di partire con un altro piede, a prescindere dal virus. Invece la paura è che presi dal timore di perdere posizioni economiche si riparta in quinta sciogliendo qualsiasi tipo di vincolo di tutela e di attenzione all’ambiente. Potrebbe essere letale non aver capito questa lezione.

Mario Tozzi

La situazione rischia di peggiorare a causa di una rincorsa alla ripresa economica senza fine. Bisogna ricordare che se non c’è un sistema naturale sano, tutti i beni provengono da lì, non c’è nemmeno un’economia.” Ha aggiunto Tozzi.

Secondo il biologo romano il Coronavirus è l’emblema che nel nostro pianeta non sopravvivranno i più forti bensì quelli che meglio si adatteranno “Lo dimostra questo virus, che è un’agente, quasi non lo consideriamo nemmeno un’essere vivente. È così in grado di stabilire strategie di sopravvivenza che dovrebbe essere d’esempio. Un virus che prima della fase sintomatica è già in grado di trasmettersi è sinonimo di intelligenza, caratteristica peculiare degli esseri viventi. Dovremmo fare tesoro di questa esperienza.

Il professor Tozzi ha infine sottolineato che per quanto il virus abbia delle caratteristiche stupefacenti non va dimenticato il dolore e la sofferenza che hanno provato coloro i quali sono stati contagiati, chi è deceduto e soprattutto le famiglie delle vittime, che non hanno nemmeno avuto modo di dire addio ai propri cari.

Carlo Saccomando

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