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Mattia Sartori torna alla ribalta: “Salvini bollito, Zaia ha vinto contro uno zombie”

Il leader delle Sardine definisce la riforma sul taglio dei parlamentari «un'operazione che puzza di ipocrisia e semplificazione» che mette in discussione le fondamenta della democrazia.

L’esito delle ultime elezioni Regionali e Amministrative ha stabilito un risultato di sostanziale pareggio tra la coalizione di centrodestra e quella di centrosinistra, mentre per quanto concerne il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari il Sì ha conquistato più del doppio dei consensi (17 milioni di preferenze, il 69,64% dei votanti) rispetto al No (7 milioni e mezzo di preferenze, il 30,36% dei votanti).

Come affermato in un precedente articolo sul carro dei vincitori sono saliti tutti da Di Maio a Zingaretti, passando per Renzi, Salvini e Meloni. Senza dimenticare i promotori del Sì al referendum, ma circostanza ancora più singolare anche coloro che spingevano per il No ne sono usciti trionfatori a modo loro. O meglio a parer loro hanno vinto perché in una democrazia non si può non tener conto dell’opinione di quasi un terzo degli italiani che si sono recati alle urne in tutta Italia.

Tra i più acerrimi nemici della riforma sul taglio dei parlamentari spicca il movimento delle Sardine, che poco più di un mese fa aveva manifestato la propria idea attraverso un lungo post su Facebook postato sulla pagina ‘6000 Sardine’ che esordiva con: «Parlare del referendum fa paura, ma non possiamo tacere» in quanto secondo il movimento ‘ittico’ trattasi di una riforma “demagogica e dannosa“.

mattia sartori

«Tagliando il numero dei parlamentari», si legge nel post, «si mettono in discussione le fondamenta della democrazia parlamentare, con la sua capacità di esprimere il pluralismo e la complessità della società». Inoltre secondo il popolo delle Sardine il problema attuale delle due Camere non sarebbe quello del sovrannumero, come affermato in più occasioni dai cosiddetti populisti, ma la qualità del dibattito e dell’attuale classe dirigente.

Il leader delle Sardine, Mattia Sartori, intervistato quest’oggi dall’AdnKronos ha commentato il risultato dell’ultima tornata elettorale e probabilmente preoccupato di non essere salito in tempo sul carro dei vincitori non ha lesinato complimenti a destra e manca. In primis ha lanciato una stoccata a Matteo Salvini «che fosse bollito lo diciamo da novembre 2019. A furia di girare l’Italia promettendo ‘prima voi’ ha fatto venire il dubbio a chi pensava veramente di essere il primo.»

Dagli attacchi al veleno non è stato risparmiato nemmeno il presidente del Veneto, riconfermato per il terzo mandato consecutivo, Luca Zaia che a parere dell’attivista bolognese ha avuto il solo merito di «battere uno zombie» ma «non è meglio di Salvini, è solo più intelligente e più credibile ma ugualmente spregiudicato nel manipolare il consenso.»

Se i complimenti si sprecano nei confronti del centrodestra ce n’è anche per il centrosinistra in quanto l’esito del referendum ha mostrato come «tanti elettori del centrosinistra si sentano senza una casa» ed è stato certificato «lo scollamento tra la politica partitica e i cittadini.» L’unica nota lieta è rappresentata da quanto avvenuto in Toscana dove ci sono stati alcuni «buoni punti da cui ripartire come l’elezione di Iacopo Melio, che rappresenta una rottura vincente». Il riferimento è al giovane consigliere neoeletto, scrittore e attivista per le battaglie sui diritti umani, che ha raccolto oltre 11mila preferenze a Firenze.

Ritornando sul tema referendario Sartori decide finalmente di salire sul carro dei vincitori quando afferma: «Sapevamo che sarebbe stata una strada in salita ma, intanto, abbiamo quasi otto milioni di persone che valutano con sospetto un’operazione che puzza di ipocrisia e semplificazione».

A questo punto si può affermare che il carro sia pieno, e che per chi ne avesse sentito la mancanza le Sardine sono tornate alla ribalta. Non si sa se in cuor loro i leader del movimento siano preoccupati di un eventuale taglio delle poltrone di Camera e Senato, perché nel caso in cui decidessero di presentare una lista alle prossime elezioni politiche lo spazio di rappresentanza sarebbe sempre più risicato. Questo è solamente il pensiero un po’ malizioso di chi ci vede un interesse personale nel sostenere il No al taglio dei parlamentari. Come si suol dire “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina“.

Carlo Saccomando

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