• 20 Ottobre 2021
  • ARTE

Maurizio D’Andrea, l’artista vulcanico tra numeri e colori

È nato all’ombra di un vulcano, e quel vulcano gli è entrato nel cuore, fin quando non è esploso su tela eruttando forme e colori. Lui è Maurizio D’Andrea, artista campano che ha vissuto alle pendici del Vesuvio; laureato con lode in Vulcanologia, inizia una carriera da docente di scienze e matematica.

Ma c’è qualcosa dentro Maurizio che ribolle come lava nella camera magmatica del suo inconscio. Quella cosa è l’arte, che lui aveva accarezzato sin dall’adolescenza, e che poi aveva momentaneamente messo da parte per fare spazio agli studi. Tuttavia è proprio nella matematica che Maurizio ritrova l’arte, e sono i numeri stessi la chiave di volta che farà eruttare la sua creatività.

Dalla matemtica al successo, dal successo alla matematica

L’arte è matematica, e la matematica è arte. Una regola incisa a chiare lettere – anzi, a chiari numeri – in espressioni della natura come la sezione aurea o le forme frattali, sulle quali D’Andrea ha lavorato a lungo. Parafrasando (e reinterpretando) Protagora, l’arte diventa misura di tutte le cose.

Trasferitosi al Nord (precisamente ad Alba), inizia a dipingere e non solo. Scolpisce, disegna in digitale, scrive. Esplora il mondo dell’informatica (che lui conosce bene in quanto programmatore) e lo intreccia all’estetica. Scopre forme nelle linee dei grafici e le trasforma in arte. È un alchimista curioso che va alla ricerca di immagini e visioni e le modella fin quando non riesce a esprimere il pensiero o l’emozione che sente dentro di sé.

Riscuote subito molto successo e arriva a esporre fino a New York, precisamente all’Agora Gallery di Manhattan. Precedentemente i suoi lavori sono stati nelle gallerie di Genova, Cortina D’Ampezzo e Brera-Milano. Ha partecipato inoltre alla mostra collettiva “I Mille di Sgarbi”, che seleziona i migliori artisti nazionali e internazionali. I numeri alla fine gli hanno dato il successo che meritava.

Maurizio D’Andrea alla mostra di Venezia Sguardi RI-Uniti

Le “espressioni” artistiche di Maurizio D’Andrea

Il discorso artistico di D’Andrea parte da un’idea semplice, perché il fine della sua arte è quello di dare forma alle sue emozioni, alla sua interiorità più intima e profonda. Tuttavia il percorso che questa interiorità compie può variare a seconda del mezzo usato per esprimersi.

Può essere un classico colore acrilico su tela, ma può anche essere un’eleborazione digitale. O l’eleborazione digitale di un acrilico. Oppure ancora, la fotografia di un’eleborazione digitale. La mente dell’artista è vivace, e sperimenta incessantemente; nel mondo di D’Andrea tutto ciò che è immagine è potenza che può aristotelicamente diventare atto.

Il nodo centrale che è alla base di questo lavoro è il numero. Maurizio lavora con algoritmi e diagrammi; aggiunge e toglie numeri dai codici di linguaggio informatico interfacciandosi con l’intelligenza artificiale. Tra lui e il digitale avviene uno scambio intimo a metà tra ragione e sentimento. Un perfetto “dialogo fra sordi”, citando Carmelo Bene ed Eduardo De Filippo.

Dietro ogni opera dell’artista c’è un’emozione che viene a galla, emersa dal nucleo magmatico dell’inconscio. E un’emozione forte è anche la protagonista della sua ultima mostra personale, che si sta tenendo a Venezia in questi giorni.

Maurizio D’Andrea

“La solitudine energica” di Maurizio D’Andrea

La mostra personale dell’artista si tiene alla Galleria Accorsi (Castello, calle dei forni 2265). È aperta dal martedì al sabato dalle 15 alle 19, mentre il lunedì e la domenica è visitabile su appuntamento (tel. 00 39 3420929640). L’allestimento è curato dall’architetto Barbara Viale.

Le opere che compongono l’esposizione sono 19 quadri di astrattismo lirico informale, caratterizzati da una nota più romantica. Nei quadri non è presente anatomia, né forma: una certa idea di assenza domina il quadro (da qui la “solitudine” del titolo) ma questa assenza è tuttavia vibrante, carica di forza.

La forza della coscienza, il senso della mostra

Quello dei quadri è un vuoto pulsante di un’energia primordiale, come se fossero tanti big bang esplosi su tela. Il gioco pirotecnico che va a crearsi si sublima in un vortice di linee e ghirigori che si intrecciano tra loro, fin quasi a creare delle forme. O meglio, di quelle che agli occhi dello spettatore possono essere forme, come se si stessero guardando tante macchie di Rorschach.

Ecco quindi che nel quadro va a materializzarsi una doppia coscienza, quella dell’artista che ha creato l’opera e quella dello spettatore che la osserva. Il messaggio artistico veicolato è tanto profondo quanto intimo, e lascia spiazzati di fronte alle nostre stesse solitudini.

La mostra si completa con le musiche del ricercatore ed insegnante musicale Marco Gaudino, che ha composto delle improvvisazioni al flauto per ogni opera esposta. Il dialogo tra immagine e suono restituisce allo spettatore un’esperienza che vale assolutamente la pena di vivere.

Una considerazione personale sull’opera di Maurizio D’Andrea

Il lavoro di D’Andrea mi ha ricordato molto la filosofia di Blaise Pascal che, con il perdono dei professori, proverò a sintetizzare in maniera semplice per spiegarmi meglio. Secondo Pascal esistono due forme di conoscenza, che lui chiama “spirito di geometria” (esprit géométrique) e “spirito di finezza” (esprit de finesse).

Il primo rappresenta la conoscenza numerica e quantificabile dell’esistenza, una conoscenza scientifica che si ottiene tramite procedimenti razionali. Il secondo è una conoscenza spirituale dell’uomo, legata alle sensazioni e i sentimenti della sua anima. Per Pascal sono entrambi importanti, tuttavia è solo con il secondo che si ottiene la conoscenza più profonda, quella che il filosofo chiama il “Cuore”.

Ecco, a me sembra che le opere di Maurizio D’Andrea risentano molto di questo ragionamento. Nel processo creativo si assiste a un notevole lavoro di “spirito di geometria”, del quale è apprezzabile la tecnica. Ma la verità più profonda dell’opera, il suo “Cuore”, la si trova scavando tramite uno spirito di finezza, opportunamente bene allenato a cercare l’emozione all’interno delle cose.

Danilo D’Acunto

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