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Migranti: corpo senza vita in mare da due settimane, nessuno lo recupera

A quanto risulta il migrante potrebbe essere vittima di un naufragio avvenuto davanti alle coste libiche tra il 29 e il 30 giugno scorso.

Da qualche settimana sul web sta circolando una foto che non può non scatenare dolore, angoscia e tristezza negli occhi chi la guarda: si tratta di un’immagine che mostra il corpo di un migrante senza vita, abbandonato alle correnti del mare, sorretto dai resti di un gommone sgonfio e semiaffondato che non si sa fino a quando potrà sorreggere il peso di quest’uomo, ma sopratutto della tragedia di cui si è fatto portatore.

I primi a pubblicare la fotografia sono stati quelli della Ong Sea Watch Italy che il 30 giugno su Twitter aveva raccontato di come l’aereo da ricerca operativo Seabird avesse in più occasioni avvistato il relitto del gommone, ma che nessuno si fosse interessato a recuperarlo nonostante le segnalazioni.

Secondo le prime ipotesi il migrante potrebbe essere vittima di uno dei naufragi avvenuti tra il 29 e il 30 giugno davanti alla Libia, quando in diverse operazioni di soccorso furono salvate in più occasioni un’ottantina di persone, in particolare dalla Mare Jonio.

La foto secondo molti può essere considerata il nuovo simbolo delle migrazioni, un fenomeno che l’Europa non è mai riuscita ad affrontare nella giusta maniera, a causa delle politiche interne di molti Paesi molto più propense a tutelare gli interessi e il consenso nazionale invece di provare a cercare soluzioni che permettessero di debellare la criminalità che si arricchisce sulle spalle di chi prova ad attraversare il Mediterraneo, ma sopratutto avesse come finalità principale quello di salvare vite umane.

L’immagine è stata commentata anche dalla Caritas: “Un corpo in mare da due settimane a largo della Libia. Nessuno vuole dargli una degna sepoltura. Quattro avvistamenti e quattro alert inviati da Seabird. Ma le guardie costiere di Italia, Libia e Malta li hanno ignorati Il corpo del migrante ancora in acqua, alla deriva“.

Carlo Saccomando

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