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Milano, cresce l’attesa per il ritorno di Silvia Romano. Di Maio: “Adesso rispetto”

Manca poco al ritorno di Silvia Romano nella sua amata città d’origine: Milano. Ora dopo ora sale spasmodica l’attesa di rivedere la giovane cooperante fare rientro al Casoretto, quartiere a nord della metropoli meneghina nella quale la giovane è cresciuta e in cui vive la famiglia.

Già dalle prime luci dell’alba, nonostante la pioggia incessante che sta imperversando sul capoluogo lombardo, un nugolo di giornalisti sono pronti ad accogliere Silvia e a testimoniare sentimenti ed emozioni di un quartiere che per 18 mesi non ha mai perso la speranza di rivederla. un quartiere che si stringerà in un abbraccio virtuale, viste le misure restrittive sul distanziamento sociale di questo particolare periodo, ma che sicuramente non mancherà di manifestare un affetto infinito a nome dell’Italia intera.

Sulla porta del condominio in cui risiede la famiglia sono stati lasciati dei fiori e attaccati altri cartelli di benvenuto con su scritte frasi come “Bentornata nel Paese che dovrà riconoscere e apprezzare il tuo coraggio” “La terra ha davvero tanto bisogno di persone come te, grazie di esistere” oppure “Le brigate per l’emergenza salutano Silvia“. Inoltre alcuni messaggi sono stati rivolti direttamente ai servizi segreti italiani e al ministero degli Esteri per aver salvato la ragazza

Dopo le dichiarazioni rilasciate ieri pomeriggio da Silvia Romano alla caserma dei Ros, la Procura di Roma che sta indagando sul rapimento è in attesa di una risposta da parte delle autorità somale alle quali è stata inviata una rogatoria per sollecitare la collaborazione nelle indagini.La rogatoria servirà a fare luce sulla prigionia, durata 18 mesi, e che ha visto la ragazza spostata in quattro covi, tutti in villaggi e raggiunti a piedi.

Durante l’interrogatorio di ieri è emerso che il famoso taccuino su cui Silvia Romano riportava i giorni della sua prigionia è rimasto nelle mani dei sequestratori, che al momento del rilascio non hanno permesso che lo portasse. Il diario è stato utile alla giovane per ricordare meglio i momenti più significativi della sua difficile esperienza perché attraverso il processo di scrittura, pur non avendo il taccuino con se, è stato molto più semplice ricordare in maniera più nitida alcuni particolari e non permettere che svanissero velocemente dalla memoria. L’esercizio della scrittura manuale ha incrementato le capacità mnemoniche di Silvia, che ai fini delle indagini rappresenta un dettaglio molto prezioso.

milano silvia romano

Nonostante la storia di Silvia Romano sia giunta ad un lieto fine, non si placano le polemiche tra Governo e opposizione. In tarda mattinata sui social è intervenuto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che da tempo seguiva la vicenda. Oltre ad esaltare l’operato dello Stato, che ha permesso che la cooperante riabbracciasse la famiglia, l’ex capo politico pentastellato ha lanciato una frecciatina nei confronti di chi sta sollevando un polverone intorno al caso: “Silvia è una giovane ragazza che ha vissuto 18 mesi da prigioniera. Prima in Kenya. Poi in Somalia. A soli 23 anni. Grazie all’impegno di donne e uomini dello Stato oggi è nuovamente in Italia, tra le braccia della sua famiglia.  E questa è l’unica cosa che conta. Quell’abbraccio intenso, infinito, vero, emozionante di Silvia con il padre, la madre e la sorella ha commosso tutti. Silvia è viva, sta bene. Adesso, per favore, un po’ di rispetto“.

Inoltre questa mattina fonti della Farnesina hanno smentito la notizia secondo cui l’annuncio della liberazione della Romano avrebbe sollevato uno scontro tra il ministero degli Affari Esteri e la Presidenza del Consiglio: “La nostra convinzione è che a prevalere sia sempre lo spirito di squadra“, hanno dichiarato le stesse fonti.

Mentre sul fronte dell’opposizione si è espresso Matteo Salvini, che intervistato a Rtl 102.5 afferma. “Il giorno della festa è il giorno della festa e salvare una vita è fondamentale, ma se mi chiede come mi sarei comportato al Governo io, probabilmente, avrei tenuto un atteggiamento da parte delle istituzioni più sobrio, un profilo più basso. Perché mettetevi nei panni di quei terroristi islamici maledetti che hanno rapito questa splendida ragazza: l’hanno vista scendere col velo islamico, ha detto che è stata trattata bene, ha studiato l’arabo, letto il Corano, si è convertita, in più hanno preso dei soldi, io penso che un ritorno più riservato avrebbe evitato pubblicità gratuita a questi infami che nel nome della loro religione hanno ammazzato migliaia di persone“. 

In seguito il leader della Lega focalizza l’attenzione sul tema del riscatto, argomento che ha focalizzato l’attenzione di molti e sulla cui entità aleggia ancora un alone di mistero: “Certo qualche domanda deve avere una risposta In Kenia le donne valgono molto meno dell’uomo perché l’uomo può sposare quante donne vuole e la donna no, visto che c’è la poligamia per legge, e i soldi che sarebbero stati pagati per il riscatto sarebbero stati incassati da questa associazione terroristica Al-Shabaab che con attentati ed autobombe ha ucciso migliaia di persone“.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera la cifra del riscatto sarebbe compresa tra i 2 e i 4 milioni di euro

Carlo Saccomando

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