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Pensioni, lavoro e ricambio generazionale: vincoli e prospettive

Claudio Maria Perfetto autore del libro “L’economista in camice” ci esporrà nel corso delle prossime settimane, a cadenza bisettimanale, degli spunti di riflessione su tre argomenti legati da un file rouge: pensioni, lavoro e ricambio generazionale.

Il lavoro del dottor Perfetto si compone di sette elaborati collegati tra loro da un unico filo conduttore. Una sorta di puzzle in cui ciascun modulo è indipendente e autosufficiente e tutti insieme delineano un disegno coerente e armonico, legando “senza soluzione di continuità” pensioni-lavoro cambio generazionale mettendone in luce il “cosa”, il “come”, il “perché” secondo argomentazioni stringenti. Oggi vi presentiamo la quinta parte delle sette menzionate (leggi la prima, la seconda, la terza o la quarta parte), nei giorni prossimi a cadenza bisettimanale, martedì e venerdì, troverete i successivi articoli a completamento del ‘puzzle’. Per chi si perdesse parte dei lavori potete ritrovarli nella rassegna stampa che Perfetto aggiornerà di volta in volta al sito www.economatica.it. Il prossimo appuntamento sarà martedì 21/1/2020.

Parte V

Viviamo nell’epoca digitale, e stiamo attraversando una “trasformazione digitale”. La trasformazione digitale si propaga come un’onda interessando diversi settori, a iniziare da quello tecnologico per influenzare quello organizzativo fino a cambiare quello sociale.

Dagli anni Sessanta ad oggi una trasformazione simile ha interessato il Centro di Elaborazione Dati (Ced). Oggi, le nazioni sono coinvolte nel medesimo tipo di trasformazione e stanno assumendo sempre più le vesti di un Centro di Elaborazione Dati; cambiano soltanto le proporzioni.

Può essere quindi utile prendere come modello di riferimento il Ced per conoscere in anticipo come sarà il futuro della nazione digitale. Un aspetto di questo futuro è già presente, sebbene ancora allo stato embrionale, e si chiama “gig economy”.

gig economy

La gig economy è una forma di lavoro organizzato mediante piattaforme online. Si tratta in sostanza di lavoro on demand, come quello, per esempio, della consegna di cibo a domicilio: basta una motorino, uno smartphone, iscriversi al sito dell’impresa che gestisce il servizio a domicilio e attendere che l’algoritmo dell’applicazione ingaggi il rider (così si chiama il lavoratore che consegna cibo a domicilio). La macchina tiene traccia della velocità di consegna, del rating dei clienti, della disponibilità a lavorare in giorni festivi e di altri parametri che contribuiscono a determinare il “punteggio”, la valutazione sul grado di affidabilità del rider. Se il punteggio si abbassa, il rider viene “sloggato”, gli viene negato l’accesso alla piattaforma, cessa di lavorare.

La gig economy ci mostra il computer nel ruolo di “datore di lavoro” a un livello micro. A livello macro il computer può fare molto di più.

Nel Ced, per esempio, il management comunica al computer mainframe gli obiettivi da raggiungere in termini di livelli di servizio (tempi di risposta da garantire agli utenti). Il mainframe, secondo una logica tipica delle imprese, governa la produzione coordinando il lavoro di migliaia di utenti, di migliaia di dispositivi digitali (tra cui anche robot) massimizzando i livelli di produzione compatibilmente con gli obiettivi di servizio fissati dal management. In pratica, traducendo i termini informatici in termini economici, accade questo: se l’inflazione supera una soglia target, il tasso di interesse aumenta, per cui il mainframe riduce gli investimenti e ciò determina la riduzione dell’occupazione degli utenti, per cui il Pil si riduce e l’inflazione scende al livello desiderato. Al contrario, se l’inflazione è al disotto della soglia desiderata, il tasso di interesse diminuisce, per cui il mainframe incrementa gli investimenti e ciò determina l’aumento dell’occupazione degli utenti, per cui il Pil aumenta e l’inflazione sale al livello desiderato. Tutto ciò avviene in manciate di secondi.

Il mainframe, in sostanza, è la “macchina di governo” della produzione del Ced. Potrebbe il mainframe essere anche la macchina di governo della nazione?

Nel 1948, in occasione della recensione sul giornale Le Monde del libro di Wiener sulla Cibernetica, il padre domenicano francese Dominique Dubarle così si espresse: “Non si potrebbe immaginare una macchina che raccolga questo o quel tipo di informazione, per esempio dati sulla produzione e sul mercato; e che poi determini, in base alla psicologia media degli uomini e alle quantità che è possibile misurare in un caso specifico, quale possa essere il probabile sviluppo della situazione? Non si potrebbe immaginare persino un apparato statale che abbracci tutti i sistemi di decisioni politiche, sia in un regime di diversi Stati distribuito sulla terra, sia in quello, in apparenza assai più semplice, di un governo unificato del nostro pianeta? Allo stato attuale delle cose nulla ci impedisce di pensare ciò. Possiamo immaginare il giorno in cui la machine à gouverner interverrà per compensare – sia nel bene che nel male – le attuali, palesi insufficienze del nostro cervello allorché quest’ultimo deve occuparsi della tradizionale macchina dello Stato”.

Il mainframe è la macchina di governo di cui parlava padre Dubarle, gestisce la produzione e la moneta digitale del Ced: potrebbe gestire, quindi, anche la moneta digitale di Stato.

Claudio Maria Perfetto

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