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Prima domenica di caccia, apertura fra proteste animaliste e tensioni

ROMA. Grazie alla legge 157 del 1992 sulla tutela degli animali selvatici sono di proprietà dello Stato e nessun cittadino può disporne. Tranne i cacciatori, che godono di una specifica concessione statale chiamata licenza di caccia. I cacciatori in Italia sono circa 600.000 e, purtroppo, questa legge permette loro l’uccisione degli animali selvatici a scopo esclusivamente ludico. A seconda delle Regioni e dei periodi, si può cacciare dai 3 ai 5 giorni la settimana. Il martedì e il venerdì di ogni settimana sono invece giorni di “silenzio venatorio”, durante i quali non è permesso sparare. La caccia può venire autorizzata anche al di fuori del calendario venatorio: è il caso delle preaperture (in occasione delle quali l’apertura della caccia viene anticipata al 1° di settembre), dei posticipi (la chiusura della stagione viene spostata al 10 febbraio), della caccia di selezione e di quella in deroga. Apre ufficialmente in tutta Italia oggi la stagione venatoria 2019/2020: “cinque mesi di spari che causeranno milioni di vittime tra le specie selvatiche”. Ad affermarlo è l’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), che chiede al governo una “stretta” anche in relazione al “pesante tributo di vite umane” a causa delle doppiette: “solo lo scorso anno – denuncia – gli spari hanno infatti causato 80 vittime, tra morti e feriti”. Da oggi si potrà dunque sparare in tutta Italia, anche se quest’anno l’apertura della caccia è stata anticipata all’1 settembre in alcune regioni per determinate specie.

C’è poi, rileva l’Enpa, “la piaga del bracconaggio, che uccide sotto-traccia dodici mesi su dodici”. Insomma, denuncia l’associazione, “la vera minaccia alla sicurezza, per le persone come per gli animali, è legata alla presenza di armati nelle nostre campagne e non certo a lupi e di orsi”. Per questo, l’associazione chiede un forte intervento del governo per garantire una “tutela effettiva a tutti coloro i quali risiedono nelle zone di caccia”. Servono anzitutto, è il monito dell’Enpa, “controlli serrati sul territorio, per i quali lanciamo un accorato appello ai ministri dell’Interno e della Difesa, perché negli anni passati le azioni di prevenzione sono state fortemente indebolite dallo scioglimento della Polizia Provinciale e dalla transizione del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri”. L’Enpa chiede inoltre di stabilire limiti di età alla detenzione di armi e condurre verifiche annuali sull’idoneità psico-fisica dei cacciatori, mentre oggi la normativa prevede che tali verifiche siano fatte ogni cinque anni. Necessario anche, secondo l’associazione, “un giro di vite contro i reati venatori”, che andrebbero considerati dal nostro Codice Penale come “delitti, quindi con pene più severe, tra cui la reclusione. Per questo chiediamo al ministro dell’Ambiente di farsi promotore di iniziative in tal senso”. E mentre Federcaccia fa notare che l’attività venatoria, tassata e autorizzata, si svolge perfettamente e rigorosamente a norma di legge non mancano i toni più accesi… La Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente, che raccoglie una sessantina di organizzazioni protezionistiche, tra cui Enpa, Lav, Oipa, Lndc e Leidaa, scrive in un comunicato che “anche questa stagione di caccia, dopo le pre-aperture in quasi tutte le Regioni, prende avvio come al solito tra abusi e forzature filo-venatorie praticamente sull’intero territorio nazionale, calpestando morale, scienza e giurisprudenza, con deroghe adottate all’ultimo momento o ancora in assenza di piani faunistici venatori”. Auspicabile che come accaduto non si arrivi al “contatto fisico” fra cacciatori e animalisti, come gà accaduto in passa to. Ma se il buongiorno si vede dal mattino… La sede di Federcaccia di Perugia è stata oggetto di atti vandalici. Sono comparse sui vetri dell’ingresso della sezione scritte con bombolette spry che gli organizzatori considerano essere l’ennesimo “pesante attacco all’organizzazione”. Anche una sigla compare sotto il messaggio ed è quella Alf, chiaramente riferita, secondo chi denuncia, al Fronte di liberazione animale. Chi ha trovato la sede dei cacciatori perugini imbrattata è convinto che l’atto vandalico sia stato compiuto da ‘animalisti’.

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