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Quarantatre anni si risvegliò l’Orcolat: 1000 morti in Friuli

UDINE. Sono passati 43 anni da quando, la sera del 6 maggio 1976, in Friuli la terra tremò e in pochi secondi tutto venne giù. Soltanto il mattino successivo si compresero le proporzioni della devastazione, con case crollate e morti. Si era risvegliato l’Orcolat, in dialetto friulano “orco”, sinonimo di terremoto. Il catastrofico sisma, di magnitudo 6.5 della scala Richter, colpì un’area di 5.500 chilometri quadrati, coinvolgendo una popolazione di 600 mila abitanti di cui più di 100 mila sfollati. Sono stati stimati oltre 18,5 miliardi di euro del 2010 (4.500 miliardi di lire dell’epoca). Quasi 100 i comuni coinvolti. Sul campo rimasero quasi mille morti e un terzo della regione devastato.

Subito cominciò la solidarietà con centinaia di giovani che raggiunsero i luoghi colpiti dal sisma. Centinaia di cittadini arrivarono nei comuni colpiti a prestare il loro aiuto insieme ai Vigili del fuoco e agli alpini della Julia. Il giorno dopo il sisma giunse in Friuli anche Giuseppe Zamberletti (scomparso nel gennaio scorso), nominato commissario straordinario dal presidente del Consiglio Aldo Moro.

Nei mesi successivi altre scosse rasero al suolo quel che era rimasto in piedi. Il governo Andreotti richiamò Zamberletti dandogli carta bianca: lo autorizzò ad agire “in deroga a tutte le leggi ivi comprese quelle sulla contabilità generale dello Stato”. Da quella devastazione nacque un modello di ricostruzione. Come afferma il presidente della Regione friuliana, Massimiliano Fedriga, il 6 maggio, ogni anno, si celbra anche “un popolo che da quelle macerie ha saputo risollevarsi con le proprie forze. Un insegnamento che dobbiamo conservare quale patrimonio dell’intera comunità regionale”.

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