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Regeni: un supertestimone riporta la confessione di un ufficiale egiziano

Solo pochi giorni fa, il 30 aprile 2019, la Camera dei deputati aveva approvato l’istituzione di una Commissione monocamerale d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano scomparso e ucciso nel 2016, il cui corpo senza vita fu ritrovato alla periferia del Cairo il 3 febbraio di quell’anno. La Commissione, che avrà gli stessi poteri della magistratura, dovrà concludere entro 12 mesi la propria inchiesta con una relazione, ma essa potrà riferire alla Camera “anche nel corso dei propri lavori, ove ne ravvisi la necessità o l’opportunità”.

supertestimone giulio regeni

Ieri, 5 maggio 2019, la notizia di un supertestimone nell’inchiesta sul sequestro e l’omicidio di Regeni, è arrivata come un lampo a squarciare il cielo. Uno dei funzionari della National security egiziana, il servizio segreto civile di Al Sisi, come riportato dal Corriere della Sera e da Repubblica, seduto al tavolo di un pranzo avrebbe parlato del “ragazzo italiano”, dei pedinamenti, delle intercettazioni telefoniche, e del sequestro. Un testimone occasionale avrebbe udito le parole dell’uomo, conoscendo la lingua araba, e tali dichiarazioni sono poi state acquisite nelle scorse settimane dal pm Sergio Colaiocco. “Regeni lo abbiamo sequestrato noi. Credevamo fosse una spia inglese, lo abbiamo preso, e lo abbiamo picchiato”, avrebbe affermato l’ufficiale della security egiziana. Al momento è stata inoltrata una nuova rogatoria al Cairo da parte del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e del sostituto Colaiocco.

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