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Ristorazione, record storico nel 2018: spesi in Italia 85 miliardi

RIMINI. L’Osservatorio Ristorazione presentato ieri a Rimini, di fronte a 400 imprenditori del settore, ha fatto il punto sui dati del mercato 2018, indicando alcune tendenze e confermando alcuni importanti dati. Fra queste c’è la crescita dei ristoranti etnici e del food delivery. Sicuramente il 2018 è stato un anno dei record per quanto riguarda i consumi nei ristoranti. L’indicatore è schizzato ai massimi storici con 85 miliardi spesi all’interno di 392.134 attività registrate (i dati sono delle Camere di Commercio).

Il rapporto, prodotto dal neonato Osservatorio Ristorazione, racconta – si legge in una nota diffusa ieri – lo status socio-economico, le abitudini di consumo, gli impatti della tecnologia e le nuove tendenze nel mondo della ristorazione nel 2018, elaborando dati provenienti da diverse fonti, tra le quali Fipe, Movimprese, Infocamere, Istat, Censis e Coldiretti.

Unico dato negativo riscontrato il saldo tra quelle avviate nel 2018 (13.629) e quelle cessate (26.073). Un saldo di -12.444 che risulta essere il più corposo di sempre. Anche se, come ha sottolineato Lorenzo Ferrari, presidente dell’Osservatorio Ristorazione “i dati vanno letti correttamente e mai come nel 2018 c’è stata una riconversione di locali. Tanti bar sono diventate tavole calde, per non parlare delle macellerie che hanno aggiunto la cucina, i concept store che hanno unito la somministrazione di cibi e bevande ad attività commerciali completamente diverse. Insomma, tutti, oggi, vogliono fare da mangiare, complice anche la spinta mediatica che vede protagonisti i ristoranti stellati e i relativi chef.

“E a proposito di chef prestigiosi – conclude Ferrari – in Italia i ristoranti stellati sono 367, lo 0,1% del totale dei ristoranti, con un impatto economico da noi stimato in un giro d’affari di 284,4 milioni di euro, lo 0,33% degli 85 miliardi complessivi spesi dagli italiani nella ristorazione fuori casa. Siamo, quindi, di fronte a un fenomeno certamente importante sul piano culturale e del costume, ingigantito, però, dall’attenzione mediatica”.

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